Sarebbe bello poter affrontare un avversario ad armi pari [B)]
ma i "nemici" del nudismo ahimé sono dispersi come batteri in un corpo malato, si annidano ovunque nella nostra cultura e nelle nostre istituzioni, isolati ma contigui, direi con una dispersione che non manca di addensamenti che potremmo chiamare "grumi fondamentalisti" che raramente han bisogno di esprimersi con chiarezza.
Il discorso è interessante, perché chi avversa il naturismo lo fa conformandosi al presupposto culturale per il quale nudo non privato è sbagliato, non ha quindi gran bisogno di esprimere delle tesi, anzi semmai sa per esperienza che buttando là un commento, un'osservazione casuale, troverà facilmente chi farà da spalla.
Ci sono poi i comunicatori, quelli bravi scelgono strade sottili. Per esempio, Famiglia Cristiana pubblica un articolo apparentemente pro-nudista, ma butta là che perché la nudità sia accettabile servono "determinate condizioni", la cui assoluta indeterminatezza provoca però un banning totale e generale della pratica nudista. E' come quando applaudiamo ad una legge che nasce per "tutelare" il nudismo, poco importa se grazie ad una virgola e ad un "non" buttati là lo tutela confinandolo in pochi eremi-bunker a pagamento e sanzionandolo pesantemente in qualsiasi altro luogo.
Ma questo, pensandoci, avviene su quasi l'intero fronte dei diritti civili.
Chi si oppone in modo tetragono ai diritti degli altri sa che perderà e trova più facilmente alleati se modera la propria posizione, perché ci vuole pochissimo, una battuta in un articolo, una virgola di un testo di legge, per trasformare in divieto ciò che altri - che non comprendiamo e che temiamo - percepiscono come diritto. Ed è ancora più facile spacciare per sincero un impegno a comprimere e delimitare i diritti degli altri.
Su cose come nudismo, carceri, droghe, discriminazioni ecc ecc un dibattito aperto pro e contro consentirebbe di fare delle scelte. Troppo rischioso.