Nonostante la mia poca propensione allo scrivere, provo a fare la cronaca della camminata di ieri.
Innanzitutto preciso che io essendo di casa, avevo già percorso quei sentieri già diverse volte, e ultimamente anche in naturistica libertà. L’Alpesisa l’avevo già fatta tre volte nudo, la strada di Canate invece l’ho percorsa nudo solo una volta, giovedì scorso, quando ho fatto un giro da solo (andata e ritorno), per verificarne la praticabilità, perché era qualche anno che non la facevo.
Tornando alla camminata di ieri, la giornata era partita senza grandi promesse come meteo: i monti erano tutti coperti e calcolavamo già di fare una camminata nella nebbia. Ci siamo visti alle 10.30 nella piazza di S. Martino di Struppa (comune di Genova), e dopo una breve presentazione (non ci conoscevamo tutti, almeno non personalmente), ci siamo incamminati per Salita Gave (carrabile ma troppo stretta per lasciarci le auto), fino all’imbocco del sentiero (384 m.) che porta a Canate (536 m., comune di Davagna), Dopo aver superato alcune fasce coltivate, ultimo segno di civiltà, ci siamo messi in libertà, e abbiamo proseguito nudi per quel sentiero, assottigliato in alcuni punti per frane, ma comunque percorribile, siamo arrivati al paesino di Canate. Un paio di centinaia di metri prima avevamo dovuto coprirci perché c’erano alcune persone che sostavano lungo il sentiero, poi così ricoperti siamo entrati in paese. Intanto il meteo aveva già girato al bello.
Fino a qualche anno fa Canate era completamente abbandonato (per questo mi pareva attraente: un paese fantasma), fino a quando si è insediato un certo Francesco, che ha lasciato la sua vita di città per dedicarsi alle sue coltivazioni e ai suoi animali (capre, polli, conigli, ecc.). Giovedì era stato estremamente gentile con me, e tra i vari discorsi avevo capito che era di mentalità molto aperta, quindi ieri ho avuto il coraggio di dirgli che siamo naturisti, e che stavamo facendo quei sentieri in nudità. Rispose che per lui non c’era problema, ma che più avanti c’era una famiglia, e non sapeva se la cosa fosse gradita anche a loro, quindi per rispetto siamo rimasti coperti.
Dopo una breve visita alle case abbandonate, ci rimettiamo subito in libertà e lasciamo il paese, percorrendo un sentiero, ripidissimo per me e per Ligo, meno ripido per Alberto e per altri, che comunque ci porta rapidamente 300 m. di quota più su, sul crinale del M. Lago, lungo l’Alta Via dei Monti Liguri.
Giunti sul crinale troviamo ad aspettarci un tavolo con due panche, proprio giusti per la pausa pranzo. Ripartendo percorriamo il crinale fino in cima al M. Lago (941 m.), magnifico panorama con vista sul Lago Val Noci, riscendiamo sempre lungo il crinale, fino alla base dell’Alpesisa (983 m.), dove all’unanimità (escluso il voto di Ligo) optiamo per la salita diretta lungo una lunghissima e ripidissima parete d’erba, in cui tutti facevamo fatica a star dietro a Ligo, che è arrivato in cima con ampio anticipo :-)
Dopo la doverosa sosta per goderci il panorama, cominciamo la discesa lungo il crinale, prima roccioso e ripido, poi su ampi prati erbosi (che quando li ho fatti da solo, li ho percorsi scalzo), poi sterrato e di nuovo ripido, fino a raggiungere il sentiero di partenza, dove ci rivestiamo per raggiungere le auto.
Finalmente pare si stia formando davvero un bel gruppo, e credo che se in futuro possiamo continuare ad essere un certo numero, potremo comunicare alle persone che dovessimo incontrare un’immagine davvero positiva di ciò che è il naturismo.