|
Fede ha scritto:
Il fatto di disciplinare la materia nudismo in aree e in strutture, cambia il fatto che ora fare nudismo sia "fuori legge", oppure tollerato?
Nella proposta si parla di sanzioni per i nudisti "fuori sede"?
Premetto che le mie domande sono ingenue, ma a me non pare che questa proposta di legge non sia ne una conquista, ne una grave restrizione.
Dopo tutto il nudismo è tollerato nei luoghi isolati dove è notoriamente praticato?
|
Una legge regionale, di per sé, non può vietare il naturismo. Però, se - come fa la legge veneta - dice che intende promuovere il naturismo, ma solo in aree ben definite, delimitate e precisate (con quell'atteggiamento di sospetto che ho già evidenziato) non dà certo un aiuto alla pratica del naturismo al di fuori di tali aree.
Beninteso: alla fine a decidere sarà sempre il giudice. E se i giudici continuano sulla buona strada seguita dalle recentissime pronunce dei giudici marchigiani, siciliani e ravennati, sono convinto che per il naturismo ci sia speranza.
Resta il fatto che una legge regionale di questo tipo rischia di essere un argomento da utilizzare contro il nudo-naturista beccato al di fuori delle eventuali aree ufficialmente autorizzate e quindi, forse, renderà più incerto l'esito del giudizio.
Diverso sarebbe stato se dalla Regione fosse venuto un esplicito apprezzamento per il naturismo. Sarebbe stato un potente argomento da usare per dimostrare che oggi il nudo-naturismo è un fatto ormai accettato, non solo a livello sociale (come hanno giustamente motivato i giudici che ho citato), ma anche a livello di taluni settori della legislazione. Insomma, un chiaro passo verso lo "sdoganamento" del naturismo e la sua libera pratica. Ciò avrebbe comportato come conseguenza che, probabilmente, anche da parte delle forze dell'ordine (vigili, carabinieri, etc.) ci sarebbe stato un diverso atteggiamento nei confronti dei nudo-naturisti, senza dover arrivare alla sentenza di un giudice.
Io, con tutta la buona volontà, questo apprezzamento per il naturismo non ce lo trovo nella legge veneta. L'art. 1, che ad una prima lettura può sembrare quello che dà il "via libera", in realtà non dice niente di sostanzioso: non si creda che il richiamo all'art. 117 della Costituzione dia una "copertura costituzionale" al naturismo. Quell'articolo non parla di diritti dei cittadini, ma è semplicemente il fondamento delle competenze della Regione. Dunque si dice semplicemente che la Regione, nell'ambito delle competenze che le sono attribuite dalla Costituzione, promuove le condizioni etc. Il guaio è che tutto quello che segue sta a dimostrare la profonda diffidenza nei confronti del naturismo, che appare come qualcosa da prendere con le pinze, come una cosa che si accetta solo perché forse porterà beneficio all'economia, ma con una serie minuziosa di precisazioni, cautele, limitazioni. Addirittura - e la cosa mi pare proprio grottesca - si prevede il rinvio ad un regolamento di Giunta per la definizione concreta di tutta una serie di elementi. Sembra quasi che non si stia parlando di aree naturali da mettere semplicemente a disposizione di (na)turisti, ma di zone da destinare alla costruzione di centrali nucleari!
Gli unici punti a favore del naturismo mi pare di trovarli nella prima parte della relazione introduttiva della legge, che però - non essendo legge essa stessa - ha un valore relativo. Certo, vista la legge, meglio di niente! Potrà essere un ulteriore elemento da invocare per convincere il giudice che il nudo-naturismo è un fatto accettato a livello sociale. Peccato che non si possa dire lo stesso a livello legislativo.
Speriamo che, se altre Regioni vorranno legiferare in tema di naturismo, possano raggiungere risultati migliori!