I princìpi e la purezza della filosofia naturista.

Eroe 02/09/2026 21:37 6.087 Visite
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01/01/2000 00:00
Io da oggi il costume me lo metterò. Non voglio rischiare di sbagliare. Non ho una cultura sufficiente per capire tutte queste filosofie e teorie. Io me lo toglievo perchè mi dava fastidio e basta.....[8)]
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01/01/2000 00:00
Non mangerò mai più un toast con tanta leggerezza...[:D][:D]
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01/01/2000 00:00
Giustamente, come dice Cordom, una persona che abbraccia tutto della filosofia naturista tranne la nudità in comune, sarebbe discriminato da una filosofia troppo chiusa.
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01/01/2000 00:00
Eroe ha scritto:
Solo l'idea di stare a pensare a queste cose mi fa sudare meglio che il mondo vada come gli pare mentre noi ci godiamo la nudità ogni volta che possiamo.
Quoto assolutamente! Almeno quando son nudo, non ne voglio sapere di petrolio, di dollaro, di Berlusconi e di Bersani vari..... [:D][:D][:D] P.S. lo so che quello di eroe era sarcasmo...il mio invece no!....[:)]
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01/01/2000 00:00
Non mi faccio tutte queste pare mentali. Trovo normale stare nudo in un contesto adatto quanto trovo normale stare vestito alla Standa. Di quello che fanno gli altri, sinceramente me ne infischio. Il giorno in cui mi mettessi a ragionare sul signoficato della nudità, sulla consuetudine e/o abitudine, percezione ecc.....garantisco che torno tessile.
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01/01/2000 00:00
Eroe ha scritto:
[ Che vo di?
Non chiederlo a me.... prima lo sapevo....ora non saprei.....
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01/01/2000 00:00
Nathanaele77 ha scritto:
Questo è ovvio, ciò che volevo dire è che non avevo nessuna intenzione né di offenderti caro Conte, né tantomeno oserei sindacare sul tuo modo di vivere il naturismo. -------------cut--------------- Ciao.
Non mi offendo, ci mancherebbe. Mi offenderei se il mio fosse il vero e giusto modo di vivere la nudità, ma so benissimo che non lo è. Però vivendola così, la vivo bene. Se mi trovassi in un luogo in cui mi obbligano alla nudità, me ne andrei. A me piace poter stare nudo, non dover stare nudo. Finirebbe immediatamente la mia libertà. Ti faccio un esempio di come sono e come la penso. Io sono un amante cronico del mare. Amo navigare, amo galleggiare con qualcosa e muovermi su di esso. Principalmente amo la vela, il vero modo di navigare, secondo me. Vol motoscafo ci si sposta da un posto all'altro, non si naviga. Eppure, venduta la barca a vela, ora ho un motoscafo. Molti miei amici velisti integerrimi sono schifati da questo. Per loro, o si è velisti o si è motoscafisti, non ci può essere miscuglio tra le cose. Noto in banchina tantissimo antagonismo, quasi odio alle volte tra chi ha il motore e cho ha la vela. Si snobbano l'un l'altrio, spesso se arriva qualcuno, viene aiutato ad ormeggiare solamente dai suoi "consimili" e lasciato in difficoltà dagli altri, anche sotto temporale. Per me invece, il denominatore comune è solamente il mare, non ha importanza come venga vissuto o come si riesca a viverlo. E' l'amore per l'elemento che conta e che ci accomuna. Ognuno con la sua passione, ma tutti con il mare.
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01/01/2000 00:00
Io sono ottimista di natura e quindi ho la convinzione che l'aumento della cultura di pari passo con l'aumento di istruzione e di tecnologia, porti l'uomo ad un equilibrio stabile con il suo ambiente. Se guardiamo, i maggiori danni sono stati commessi nel secolo scorso, con un'industrializzazione/sfruttamento esponenziale e di contro una ignoranza praticamente generale sia su quanto si stava producendo sia su quanto si stava danneggiando l'ambiente. E' l'ignoranza la prima cosa da abbattere. (p.s. ignoranza dell'uomo verso ciò che fa, intendo)
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01/01/2000 00:00
....e se uno nasconde il viso ma si depila negli spogliatoi delle palestre riscaldate col solare?????
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01/01/2000 00:00
Nathanaele77 ha scritto:
Semplicemente perchè nella filosofia naturista, l'uomo è nato per essere nudo. L'uomo nasce nudo, quindi la nudità è nel suo DNA, fa parte della sua natura:
Se è per questo, nasce anche munito di gambe fatte per correre. Contronatura quindi utilizzare mezzi di trasporto? (anche la bicicletta)
questo è un concetto o meglio un interrogativo eminentemente filosofico. Rimanda al concetto antropologico di "uomo": per i naturisti la natura dell'uomo è stata snaturata dall'eccesso di tecnologia. In un certo senso il ricorso alla tecnologia fa parte della stratificazione culturale antropologica umana, che viene ereditata dall'ambito sociale nel quale l'uomo nasce e si sviluppa, ma un eccesso, una esagerazione del ricorso alla tecnologia ne sta causando l'autodistruzione finale non solo dell'uomo stesso - con lo spreco e l'esaurimento delle risorse, ma anche dell'ecosistema nel quale vive. Per questo una riconsiderazione filosofica del ruolo e della natura dell'uomo nel contesto dell'ecosistema nel quale vive, ha portato ad importanti conseguenze del ruolo che la tecnologia riveste nello sviluppo sociale e antropologico dell'uomo. Non so se hai visto il film "Matrix" dei fratelli Watchowsky. Nel discorso finale che l'Agente Smith fa a Morpheus rientra qualcosa del genere: le macchine nella finzione filmica hanno assogettato l'uomo per salvaguardarne in un certo senso l'esistenza, dal momento che secondo l'agente Smith gli esseri umani si stavano comportanto nei confronti dell'ecosistema esattamente come dei VIRUS: moltiplicazione del loro patrimonio genetico ed esaurimento delle risorse naturali, mentre tutti gli altri esseri viventi, compresi ovviamente i mammiferi, sviluppano nei confronti del loro ambiente naturale (ecosistema) una sorta di equilibrio che ne preserva l'esistenza. Tutte questo tipo di considerazioni sono poi confluite nella filosofia e nella pratica ecologista ed ambientalista, che entrano a far parte del corpus culturale del naturismo, con in più il rifiuto radicale del significato antropologico dei vestiti (nudismo). Il naturismo è ambientalismo + nudismo: altrimenti i naturisti sarebbero solo ambientalisti/ecologisti/naturalisti e basta. Un caro saluto.
Non è così semplice. La tecnologia fa paret dell'evoluzione. Ci sono primati che utilizzano utensili per cacciare e nutrirsi e questo li rende più longevi e superiori. In natura, l'equilibrio tra ambiente e specie di cui parli, è mantenuto dall'evoluzione stessa. I più deboli soccombono, dando la possibilità riproduttiva solamente ai migliori. Se così fosse, gli uomini sulla terra sarebbero infinitamente di meno e sicuramente l'impatto sul pianeta non sarebbe preoccupante. Allora la scelta è: morire ancora per un'appendicite, per l'asma o per una polmonite lasciando crescere e moltiplicare solamente i migliori o accettare il compromesso? Con questo dico che BISOGNA assolutamente salvaguardarlo, solamente che non è aderendo ad una dottrina naturista che si risolve il problema. Ci si pulisce solamente la coscienza.
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blatore
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01/01/2000 00:00
Non v'azzacate ( nuovo termine dal greco[:D]). Avete ragione entrambi . Perché se nel 1800 si lavorava per mangiare ( a parte le questioni socio politiche e culturali ) oggi si lavora di meno , ma ci si stressa per il tostapane . Abbiamo costruito una società che se puó permettersi un minor lavoro ed una minore fatica lo puó fare a condizione che consumi ció che si produce di beni e servizi, ai quali non ci sottraiamo perché simbolici di potere e benessere e dei quali, contemporaneamente, faremmo a meno per un sogno di vita più umana.
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blatore
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01/01/2000 00:00
Eroe apprezziamo e leggiamo volentieri le tue opinioni, ma le tue non quelle che ci propini con i link. Quello che si legge in giro qui non ci serve . Noi discutiamo di problemi molto nobili e alti con la scusa del naturismo e non possiamo pensare di esaurire tutto lo scibile in una discussione sul forum . Le nostre opinioni sono la cosa migliore che riusciamo a fare e sono il sale benefico di questo forum. Ma non dobbiamo e non possiamo trasgredire il perché siamo qui. Qui ci siamo perché ci piace stare nudi e ci piacerebbe che il nudismo o il naturismo ci rendesse migliori e con noi anche il resto del mondo. Utopia e sogno, ma è così che dobbiamo intenderla. Non dobbiamo parlarrci addosso , dobbiamo parlarci ( scriverci ) per sognare un pó. Viva il nudismo, viva il naturismo e viva i sogni.
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AeE
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01/01/2000 00:00
Mentre attendo la risposta alle 2 domande che ho fatto prima, faccio un passo ulteriore.
Nathanaele77 ha scritto: Non credo che Feyerabend fosse così cretino da non sapere come funziona un tostapane.
No, il problema non è il come. È il perché. Se è vero quello che Feyerabend sostiene, il tostapane non dovrebbe funzionare. E invece funziona. Tu hai fatto l'esempio dell'indiano Hopi che abbrustolisce il pezzo di pane su una pietra riscaldata sul fuoco generato dalla legna. E io, pur "intriso nel mio paradigma culturale occidentale", non ho alcun problema a concludere che in tal modo il pane si abbrustolisce. Se non sono convinto, mi basta ripetere l'esperimento ed osservare che in effetti il pane si abbrustolisce. E non è nemmeno un problema di modelli. Io spiegherò l'abbrustolimento del pane in termini di temperatura, cioè vibrazione di atomi, e conseguente cambiamento chimico del pane innescato dall'aumento di temperatura della sue superficie. L'indiano Hopi magari in termini di spirito della pietra che, solleticato dallo spirito del fuoco, annerisce lo spirito del pane (faccio per dire) o non se lo spiegherà affatto. E poi al massimo potremo discutere di "capacità" dei due modelli. Ma resta il fatto che il pane si abbrustolisce sia per me che per l'indiano. Resta il fatto che il pane è abbrustolito per entrambi. Resta il fatto che l'abbrustolimento è oggettivo e non dipende da alcun paradigma culturale. Allo stesso modo, se io porto un tostapane ed un generatore di corrente diesel ad un indiano Hopi, anche lui concluderà necessariamente che il pane si abbrustolisce. Anche nel caso del tostapane, indipendentemente dalla spiegazione che si dà del funzionamento dello stesso, sia io che l'indiano Hopi concludiamo che il pane abbrustolisce. Sono assolutamente d'accordo che per usare con continuità e su larga scala lo strumento tostapane+generatore diesel l'indiano dovrà poi preoccuparsi di procurarsi petrolio, raffinarlo etc…, con tutto ciò che ne consegue, ma non è questo il punto. Il punto è che davanti a questo "strumento", entrambi, osservando il pane prima e dopo averlo utilizzato, concludiamo che questo funziona, esattamente come funziona il fuoco sotto la pietra, a prescindere dal paradigma culturale nel quale siamo cresciuti. Ovvero che è oggettivo che il tostapane, come il fuoco sotto la pietra, funzioni.
Nathanaele77 ha scritto: E non credo che voglia mettere in discussione l'oggettività del mondo esterno e la riproducibilità che sta alla base del metodo scientifico: quel che mette in discussione Feyerabend è l'arrogante supponenza del metodo "scientista" (e non scientifico) di avere una spiegazione a tutto, e questo proprio nel paradigma della causalità e della cosiddetta oggettività e riproducibilità del metodo scientifico. Perchè i fiori di Bach o l'agopuntura, o la medicina Ayurveda dovrebbero funzionare al di fuori del paradigma culturale che li ha generati?
Perché non è un problema di paradigma culturale: esattamente come il tostapane e la pietra riscaldata dal fuoco, i fiori di Bach o l'agopuntura o la medicina Ayurveda o anche la medicina scientifica occidentale o funzionano oppure no. Poi io posso decidere se implementare o meno tutta la "sovrastruttura" che occorre per usarli efficacemente su un gran numero di persone, ma questa è un'altra questione, assolutamente distinta dal fatto che l'una o l'altra o l'altra ancora funzionino oppure meno. Non solo. Usando il metodo scientifico, che ti piaccia o meno, io posso scoprire se i fiori di Bach o l'agopuntura o la medicina Ayurveda funzionano, esattamente come ho da tempo scoperto che la medicina scientifica occidentale funziona. Prendiamo per esempio l'agopuntura ed andiamo in un luogo dove la si pratica. Consideriamo un medico orientale M esperto di medicina cinese ed i pazienti ai quali egli ha diagnosticato il "fuoco alla milza". Questo è il nome di una "malattia" secondo la medicina orientale, ed io non faccio alcuna ipotesi occidentale sull'esistenza effettiva di tale malattia né mi preoccupo di fare una diagnosi occidentale del tipo di problemi che tali pazienti accusano. Mi basta sapere che, secondo la medicina orientale, quei pazienti hanno una certa malattia che loro chiamano "fuoco alla milza". Lascio che il medico orientale M stabilisca la cura. Supponiamo che questa consista nell'applicare degli aghi in certi punti del corpo umano, che il medico ha indicato secondo la terminologia della medicina orientale. A questo punto mi procuro due agopuntori A1 e A2. Il primo, A1, applicherà gli aghi secondo la "ricetta" di M. Al secondo dò una "ricetta" orientale diversa. Il risultato è che quando M avrà indicato quello che nella nostra cultura corrisponde al lobo dell'orecchio destro per l'applicazione di un ago, A1 lo applicherà lì, mentre A2 lo applicherà, per esempio, sulla 2° falange del mignolo della mano sinistra. Affido il 50% dei pazienti ad A1 ed il resto ad A2, facendo in modo che M non sappia quali pazienti sono stati "punti" da A1 e quali da A2. Dopodicché affido i pazienti nuovamente ad M di modo ché sia lui stesso, secondo la medicina orientale, a stabilire quali siano guariti dal "fuoco alla milza" e quali no. Come vedi, in questo modo io non entro mai nella questione di dare un giudizio "occidentale" su quella che gli orientali chiamano "malattia", su come la si cura e su come si valuta la guarigione. È la medicina orientale a fare la diagnosi, a prescrivere la cura e a valutare i risultati dell'applicazione della cura. Io ho soltanto cambiato, all'insaputa di tutti, la cura al 50% dei pazienti. Ho soltanto elaborato, come il metodo scientifico insegna, una strategia che mi permette di raccogliere dati oggettivamente. Ora, se l'agopuntura funziona, io mi aspetto almeno che M debba fornire giudizi migliori sullo stato di salute dei pazienti curati da A1 rispetto a quelli curati da A2. Se non ci sono differenze significative fra i due gruppi di pazienti, sempre a giudizio di M, devo necessariamente concludere che l'agopuntura non funziona. Sei d'accordo o meno? Può l'agopuntura funzionare e contemporaneamente non superare questo test? La risposta è no. Addirittura, un test del genere funzionerebbe anche se la fisiologia dell'organismo dei cinesi fosse completamente diversa da quella di un occidentale! Ma se tu la pensi diversamente, sarei lieto di ascoltare in che modo potrebbe accadere che l'agopuntura funzioni senza superare questo banale test. Ora, il punto è che di test del genere, congegnati in modo da raccogliere dati oggettivamente, sull'agopuntura ne sono stati condotti a migliaia. Ed i risultati sono chiari. L'agopuntura funziona esclusivamente come lieve analgesico ed indipendentemente da dove sono infilati gli aghi. Sia che questi siano disposti secondo le indicazioni della medicina orientale, sia che questi siano disposti "ad capocchiam", l'unico effetto distinguibile dal placebo dell'agopuntura è una lieve funzione analgesica. Questo significa anche che quelle famose immagini con quei "meridiani" sul corpo umano, tipo questa: Immagine utente sono irrimediabilmente fuffa. Punto. Anche riguardo a fiori di bach, o all'omeopatia di cui ho già parlato, è facile elaborare strategie che consentano la raccolta oggettiva dei dati. E le cose stanno ancora peggio. Nessun effetto distinguibile dal placebo. Che ti piaccia o meno.
Nathanaele77 ha scritto: semplicemente perchè il metodo scientifico non esporta l'oggettività causale del mondo, esporta l'orizzonte culturale scientifico che l'ha generato. In altre parole, volendo produrre pennicillina in Kenya o esporti l'intera civiltà che ha prodotto la pennicillina o ti servi di un qualche metodo scientifico e tecnologico (aerei o navi) per trasportare la pennicillina in Kenya. L'efficacia causale non è solo la sua riproducibilità: è la supposta superiorità del metodo scientifico rispetto ad altre culture millenarie che non hanno bisogno del "metodo" e della "spiegazione scientifica del mondo" (riproducibilità) per funzionare.
Se tu dai la penicillina ad un tizio ammalato da batteri che non hanno ancora sviluppato resistenza alla stessa, statisticamente quel tizio guarisce. Se tu non gliela dai, quello statisticamente crepa. A prescindere che stia in Kenya, in Monzambico o sul Machu Picchu, a prescindere dal suo paradigma culturale e a prescindere da qualsiasi "orizzonte culturale scientifico". Poi possiamo discutere quanto vuoi sull'opportunità e/o gli effetti a lunga durata di esportare su vasta scala la medicina occidentale in Kenya. Detto in altri termini, il problema è che Feyerabend getta il bambino con l'acqua sporca. A.
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blatore
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01/01/2000 00:00
Eroe l'argomentazione non regge. Oggi si farebbe carte false per lavorare 10 non 8 ore. E qui sta il problema . Circa 10 anni fa si pensava alle 35 ore settimanali , ricordate ? Bene. Forse quello poteva essere una buona idea per lavorare tutti. Poi peró hanno inventato la globalizzazione e qui le sue cose si sono scontrate. E questo non perché la globalizzazione sia un male, anzi, interessi comuni evitano i conflitti, solo che la globalizzazione è delle merci , non delle persone, quindi ci vorranno forse una ventina d'anni perché si instauri un equilibrio. Nel frattempo soffriremo questa discrasia sperando che non vi siano contraccolpi ideologici che possono vanificare un percorso impervio ma ineludibile.
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blatore
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01/01/2000 00:00
Ma quei link non rappresentano l'oro colato , rappresentano un punto di vista. E qui ci piacerebbe gestircelo. Le tue opinioni non sono rafforzate dal fatto che da altri parti vengano professate . Sai bene che chiunque puó trovare l'alternativa . Non c'è bisogno che ti rifai ad altro , il tuo pensiero è esplicito , almeno per me, solo che al pari del mio puó non essere condiviso. Ma non vorrei che tu confondessi la non condivisione con l' errata interpretazione. Peró ora mi asterrò in ossequio ai dettami della moderatio.[:)]
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