C’era una volta… la situazione che descrive conte, senza che ci fossero autorizzazioni o leggi o serragli, gestita non da privati, non da comuni, ma dal semplice buonsenso nato dalla consuetudine.
Ricordo quando la spiaggia era lunga quasi 6 km, metà completamente gay, l’altra metà risudrivisa tra libertini e famiglie.
La moda “chiuse” i primi tre chilometri, e tutti si divisero i restanti 3, equamente.
Eri in famiglia o per solo nudismo? Ti fermavi nel primo chilometro.
Volevi una giornata piccante? Andavi nella metà centrale.
Eri gay, andavi nella terza.
Poi questa meraviglia fu ridotta a 800 metri per dei fantomatici uccellini da spiaggia, (nessuno li ha mai visti), ma comprimere 3000 persone in 800 metri porto caos e problemi di divisione. Ogni zona veniva invasa senza ritegno e senza pudore con piena insoddisfazione di tutti.
Chi gridava vittoria, chi gridava allo scandalo.
Sopra tutti gridava un consigliere, che seppur affittava un campo al mercimonio e svendita di colored dalle coppie in camper, dall’altro chiedeva di continuo la chiusura della spiaggia.
Ad oggi c’è una mezza convivenza, non pacifica, e altamente intollerante, che sfocia di continuo in liti varie.
La situazione è altrettanto nera dove i luoghi nudi sono di pochi metri, cioè ovunque.
All’estero non ci son molti problemi, ma all’estero le spiagge sono lunghe chilometri.
Sta a vedere che il vero problema alla fine è quanto è grande la spiaggia e quanto si riesce a diversificare?
Perché… non è che all’estero non ci siano spiagge tranquille, ma non è neanche che all’estero non trombano, anzi, al contrario di qui che si nascondono in pineta, li lo fanno direttamente in spiaggia davanti a tutti, senza problemi.
Solo che i due posti son lontani miglia, e non riguardano il vicino di telo.