Ciao ragazzi. La stagione treknat è iniziata alla grande!
Mercoledì io ed Ettore abbiamo fatto una camminata semi-naturista nell’Appennino Ligure.
Partendo da Voltri, giunti a Crevari, abbiamo imboccato il sentiero per il Passo Gava, con l’intento di giungere al Monte Reixa (1183 m., lungo l’Alta Via dei Monti Liguri).
Ho detto semi-naturista perché molti tratti avrei voluto farli nudo, ma Ettore esternava i suoi dubbi, in quanto mi diceva che quei sentieri sono molto frequentati da gente che conosce, e io capivo che un eventuale incontro, anche se fossi stato nudo anche solo io, l’avrei messo in imbarazzo. Ci siamo quindi limitati a quei tratti in cui la visuale era abbastanza ampia da essere sicuri da non avere incontri improvvisi. In certi tratti capitava che io camminavo nudo, ed Ettore era avanti a me qualche decina di metri in avanscoperta coi pantaloni, tanto che io la definivo “avan-coperta”.
Vabbè, vanti così fino al rifugio che la cartina che riporto chiama Saiardo, ma che una targa sul posto chiama Gilwell. Questo perché l’ultima salita che dal Passo Gava porta alla vetta del M. Reixa (occhio: la x in genovese si pronuncia come la J francese), io ero troppo spompato e non ce la facevo più. E mancavano ancora 300 m. di dislivello.
Al ritorno abbiamo fatto un'altra strada, e siamo arrivati ad Arenzano. Tutta tessile, in quanto Ettore diceva che era molto frequentata, ma poi non abbiamo incontrato quasi nessuno.
Eravamo quasi arrivati in fondo che mi accorgo che mi si era aperta una tasca dello zaino in cui tenevo cellulare e orologio, e che quindi erano andati persi. Non racconto tutte le peripezie per recuperare il cellulare, ma l’orologio non l’ho recuperato. Quindi il giorno dopo decido di rifare il giro, sperando di trovarlo.
Stavolta posteggio a Crevari, così parto avvantaggiato, riprendo il sentiero dove, poche centinaia di metri fuori dal paese mi metto nudo. lì io non conosco nessuno, non ho nessuno da poter mettere in imbarazzo, e trovo il coraggio di affrontare eventuali rischi.
E così arrivo nudo vino al rifugio Raiardo/Gillwell, dove prò devo vestirmi perché c’è un signore fermo per la pausa pranzo. Mi ha dato l’impressione che abbia visto che ero nudo, perché l’avevo visto che era un centinaio di metri dietro a me nella salita, e quando sono apparso al rifugio ho visto che ha fatto una faccia strana. Io, vedendolo sono tornato un po’ indietro e dietro una dunetta mi sono messo i pantaloncini, e sono andato al rifugio. Lui non mi ha accennato di nulla, io non ne ho accennato, e la cosa è finita lì.
Poi, ripresa la discesa, in un punto dove non si vedeva il rifugio, mi sono rispogliato. Un certo momento ho riguardato su verso il rifugio, e ho visto quel signore che mi guardava, ma non ho notato particolari espressioni.
Giunto al Passo Gava mi sono dovuto mettere un attimo i pantaloncini, perché c’era un paio di ragazzi che mi hanno chiesto informazioni. Superati quelli, mi sono di nuovo spogliato, e sono arrivato nudo fino al punto in cui mi ero spogliato alla salita.
Non ho incontrato nessuno e tutto è andato bene. Non ho ritrovato l’orologio, ma ho trovato qualcosa che vale molto di più: la libertà, la soddisfazione di fare quello che non ero riuscito a fare il giorno prima.
Le foto che ho messo sono del primo giorno, quelle che mi ha fatto Ettore, anche perché ieri non mi ero portato la macchina fotografica, e in più andavo anche un po’ di fretta, perché avevo impegni al pomeriggio. Impegni che mi hanno impedito di giungere fino alla vetta del Reixa, che ieri sarei stato in grado di raggiungere. Pazienza.
Comunque sono tentato di proporlo come gita per il gruppo, anche se è più indicato un giorno feriale, per le solite ragioni.

P.S.:- HO DOVUTO ELIMINARE UNA FOTO, PERCHE' UTILIZZATA IN MODO IMPROPRIO DA GOOGLE-IMMAGINI