(continua) E fu cosi che arrivarono le 10. Armati di telo e pareo andammo per partecipare alle lezioni introduttive.
Un po timorosi, da brave persone dal retaggio tessile, indossammo il pareo ed entrammo.
Ambiente semibuio, ma non molto, con candele sparse un po per la stanza, dei bastoncini di incenso accesi, una serie di cuscini thai o i rotondi zafu da meditazione o yoga (queste caratteristiche ovviamente ci furono spiegate dopo), disposti a cerchio, un leggero soppalco con due cuscini, e sullo sfondo della stanza, alcuni materassini.
Salutammo un po incerti i presenti, di cui non riuscimmo a cogliere le caratteristiche. Si era una decina di persone. Eravamo tutti più o meno "pareati", alcuni avavano messo il telo mare sulle spalle a mo di mantella. Dopo poco arrivarono i due maestri, Benedetta e Francesco. CI salutarono e ci invitarono a sederci sparsi sui vari cuscini in posizione semiyoga. Dico semiyoga perchè l'artosi classica non consentiva a tutti di intrecciare le gambe. Facemmo come meglio si poteva.
I due maestri cominciarono, e ci raccontarono a brevi linee da dove proveniva il tantra come filosofia/religione, spiegando che faceva parte del gigantesco albero dello yoga, di cui rappresentava la cima più alta, quasi la vetta di un monte, per dirla in altre parole. In effetti Yoga, Tantra e samkhya erano le tre filosofie di realizzazione dell'uomo, imposte alle origini, poi radunate di fatto in una soltanto (se i ricordi non son fallaci, ma a noi moderni, i particolari poco importano). Spiegarono la storia di Siva (Shiva) e Sakti (che nella tradizione personifica la dea Parvati), e del loro significato più profondo che era l'antitesi di ogni cosa. Maschio e femmina, creatore e distruttore, spirito e materia, intelligenza ed energia, insomma la creazione stessa. In parole povere lo stesso identico concetto di Yin e Yang della filosofia taoista. I due sono rappresentati anche esteticamente come una perfetta antitesi. L'uno, eramita, trasandato, ricoperto di pelli di animali e di cenere, l'altra indossa abiti raffinati, e adornata di gioielli di ogni tipo. Siva tra le sopracciglia possiede il terzo occhio, l'occhio della saggezza e dell'onniscienza in grado di vedere al di là della comune visione. Attorno al collo Siva porta un serpente, così come alle volte un serpente è raffigurato arrotolato attorno al linga. Il serpente è simbolo dell'energia latente presente nell'individuo, la kundalini, immaginata arrotolata alla base della colonna vertebrale, fonte di potenza sessuale e mentale.
Ci raccontarono pure brevemente la storia di Kama e di Ganesa.
Kama, di cui noi oggi conosciamo le sue "brevi frasi o insegnamenti" da cui kama-sutra (gli insegnamenti di Kama). Kama era il Dio del desiderio, e un giorno voleva distogliere Shiva dalle sue meditazioni, e gli lanciò una freccia amorosa (il corrispondente del latino Cupido, che era il dio greco EROS). Shiva, grazie al suo terzo occhio, inceneri Kama. Parvati era rimasta addolorata da questo fatto, e Shiva fece la grazia di farlo risorgere. La storia sembra indicare che c'è un tempo per ogni cosa, per votarsi alla castità e fermarsi a riflettere, e altro per darsi al piacere sessuale. (molto nudista come rappresentazione di intenti).
Ganesa (chiamato di solito Ganescia). Un giorno Parvati voleva fare il bagno nell'olio, quindi per stare tranquilla si raschiò un po di pelle, e fece un ragazzo che pose a guadia della sua dimora. Avvenne che ritornò Shiva e trovato l'intruso, chiese si suoi scagnozzi, i Gana, di affrontarlo. Il ragazzo vinse su tutti. Altri dei parteciparono, ma il ragazzo era invincibile. Al che scese in campo direttamente Shiva, che mozzo la testa del ragazzo con un colpo del suo tridente. Parvati rimase addolorata della fine di quel ragazzo che non aveva fatto altro che obbedire ai suoi ordini, e Shiva ordino che si prendesse la testa del primo animale che passava di li. Fu trovato un elefante, e la sua testa fini sul collo del ragazzo. Poi Shiva lo messe a capo dei suoi bravi, e lo chiamo Ganapati (capo dei Gana), e ordinò che gli uomini gli odvevano adorazione prima di ogni attività. Ganesa è "sovrano delle categorie" e per questo "dio degli ostacoli" e anche "guardiano del corpo". La sua conformazione era l'espressione della dualità uomo-dio, in cui il microcosmo rappresentato dal corpo umano, era dominato dal macrocosmo rappresentato della testa di elefante, (mito molto caro nell'induismo) e questo rappresentava l'unione e l'identità di umano e divino.
Shiva, essendo il dio supremo (dopo aver snobbato Brahma e Vinsu, e fatto crollare la cosiddetta Trimurti, o Trinità hindu), era capace di tutto. Poteva essere la persona più umile e buona, e incenerire con uno sguardo chiunque lo contrastasse. Poteva creare mondi con uno schiocco di dita, cosi come poteva distruggerlo con un battito d'occhi. Ma Shiva era soprattutto un essere buono, dispensatore di vita, allegro, gioviale, magnanimo (Sive significa "favorevole, propizio"). Shiva amava moltissimo ballare, e meditare.
Shiva è il signore di tutti gli yogin (i praticanti dello yoga), è l'asceta perfetto, colui che tramite la meditazione prende coscenza di se, acuisisce la calma, la riflessione, e sa aprire gli occhi su chi ha davanti, leggendone l'anima.
Ma Shiva è anche il ballerino. Per lui il mondo non si crea, si balla. DUe sono i balli principali che lo rappresentano: la nadanta, che è il ballo della creazione, in cui ogni movimento è legato al ciclo della vita, e la Tandava, che era la danda della distruzione e della morte. (questa è la danza che faremo poi poco dopo, dovendo annientare il vecchio io, per trovare il nuovo io interiore)
E ora cominciarono a parlare di un altro culto importantissimo in questa serie di credenze. Il LINGA, italianizzato in lingam.
Shiva dice "dove si trova un sesso eretto, sono presente io stesso". Nella cultura antica spesso è riportato il culto del fallo, ma quello di Shiva è particolare. Per loro il linga ha due aspetti, esterno, ben visibile e interno.
Il linga esterno è rozzo, e viene adorato da persone semplici, che hanno solo visioni materiali della vita.
Quello interno è sottile ed eterno ed è percepibile solo a coloro che hanno raggiunto la conoscenza.
Il linga esterno è rappresentato ovunque con colonne, o cose più realistiche, ed è destinato a preghiere di attività e fecondazione, di produzone di seme vitale.
Quello interno può, se conosciuto e studiato, dare vita a quello esterno, quindi dare ancor più piacere, ed è di questa forma di conoscenza l'argomento di cui si occupa il tantra.
CI lessero questa citazione "Coloro che non vogliono riconoscere la natura divina del fallo, che non comprendono l'importanza del rito sessuale, che considerano l'atto sessuale indegno e spregevole, oppure una semplice funzione fisica, sono sicuri di fallire nei loro tentativi di realizzazione materiale o spirituale."
"Ed eccoci a noi, cari signori. Dovete stare molto attenti. In giro si vocifera che il tantra sia una scusa per ricevere masturbazioni o sesso da altri. Nulla di più falso!! Il tantra aiuta a riconoscere la natura, la potenza della stessa, aiuta a godere e ad avere orgasmi con la visione di un tramonto, aiuta a conoscere il proprio corpo, a risvegliare sensi sopiti o mai conosciuti. Il tantra sarete sempre da dove avete iniziato, non saprete mai dove terminerà. Non c'è limite alla conoscenza del tantra. Il tantra non è destinato a far sesso, ma si fa sesso bellissimo col tantra. Che significa? Significa che quando uno impara a non cercare l'orgasmo fisico, ma quell'insieme di emozioni e sensazioni che fanno parte della vita tutta, tutto sarà orgasmo cosmico. E di conseguenza, anche quando farete sesso, se vi applicate le conoscenze tantriche, non ci saranno limiti, e ciò che otterrete, anche il misero orgasmo fisico conosciuto da tutti, sarà tutta un'altra cosa.
Quando sentite o sentirete in giro che adepti del tantra sono stati in orgasmo per tante ore, non pensate da umani, del tipo, parlando male, che ha fatto una trombata lunga ore, o che ha eiaculato per altrettante. Il fisico uno è e quello rimane, coi suoi tempi e stadi. Ma il seguace del tantra ha la capacità di godere di ogni gesto, colore, profumo, azione a cui ha accesso, e l'insieme di queste cose farà si che non sarà un semplice crescendo, ma un godere di ogni cosa in ogni attimo. E questa sensazione la potrete provare poi in ogni cosa che farete: dal mangiare, ad una passeggiata, ad una chiacchierata, a guardare un fiume che scorre, ad un tramonto, a tutto. Ora stiamo in silenzio qualche minuto, poi chi ancora ha voglia di proseguire su questa strada, rimanga li seduto e cominceremo. Chi non se la sente, è pregato di lasciare la stanza in silenzio, accompagnato dal nostro saluto e rammarico"
(continua)