Giusto per piacere del dibattito, la satira è spesso blasfema. Il suo linguaggio però lo rende uno strumento importante che tende a dar spessore al dibattito pubblico perché "inatteso". La satira non dice "tutti i liguri sono icsipsilon" o "i cattolici non capiscono una fava", la satira usa gli strumenti di quel linguaggio e li trasforma in un messaggio completamente diverso. Offendersi per una vignetta satirica, come capita a tanti di questi tempi, è frutto di una carenza di comprensione, forse una sostanziale mancanza di ironia (che, con il sarcasmo, consente come poche altre chiavi di accedere alla comunicazione della satira). Altre volte è solo il tentativo di difesa di un orticello o di un territorio che si sente minacciato dalla pluralità e biodiversità dele
idee.
Ad ogni modo, per rispondere a Siman, se uno dice che tutti i romani sono deficienti, e magari lo dice in pubblico qui, non è che ci si offende, semmai te la prendi con chi gli ha dato la ribalta o, magari, lo depenni dagli amici su facebook, per dire, oppure cambi canale o, ancora, lo inquadri nella vasta schiera dei minus habens di cui il buon Dio ci ha voluto rifornire. Se a dire la stessa cosa è invece magari proprio un romano allora o finisce a botte o a bòtte, ma questa è... n'artra storia :-)
A Ompi: sebbene capisca la tua idiosincrasia anticattolica, ho passato anche io molti anni da anticlericale, il nostro problema non è là, ma è nell'incapacità culturale del paese di essere laico. In molti paesi europei se un politico si richiamasse espressamente alla religione in un dibattito pubblico avrebbe chiuso. Qui da noi la metà dei convegni sui temi più importanti dei diritti civili ospita cardinali. La stessa Chiesa universle quando si viene all'Italia diventa molto poco universale.
Quindi come dici tu ben venga la satira, ma il problema di noi cittadini non sono i preti