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| siman ha scritto:
Dove c'è nudismo non vuol dire ci sia trasgressione ma è inutile nascondersi dietro un dito: il 99% di chi trasgredisce è anche nudista.
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Una data località non piace? Lecito sia così.
Mi piacerebbe solo sentire anche una motivazione vissuta e non dogmi demenziali.
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Allo stesso modo (vedi il mio esempio dei locali trasgressivi, e più o meno etero/omosessuali, a Nizza) nessuno può permettersi di dire che se uno si reca a Nizza lo fa solo perché è un porco.
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Discussione interessante. Forse l'avrete affrontata decine di volte, ma unitamente al terrore tutto italico per il topless di cui ho appena letto in altro thread, c'è da chiedersi quale sarà l'evoluzione dei nostri costumi nei prossimi anni. Ovvero come staremo e se staremo sempre più in libertà (dal nudismo alla trasgressione sessuale), ben inteso, nel rispetto reciproco delle parti.
Una cosa che mi sfugge è il concetto di "naturismo" come dimensione di vita, dello stare all'aria aperta, che "soffoca" la sessualità per motivi di "regolamentazione interna" (mi si passi l'espressione). In fin dei conti la sessualità è parte integrante di una idea di "naturismo" mentre non lo è per il "nudismo" che per logica implica lo stare nudi e niente altro. Peraltro non è concepibile imporre il nudo in un ambiente naturista, così come non sarebbe lecito imporre la sessualità in un ambiente trasgressivo (e sia chiaro che non accade, altrimenti sarebbe violenza sessuale).
Le uniche persone che trovo poco "risolte" (e che mi creano un certo disagio) sono coloro che si infilano vestiti o parzialmente vestiti in spiagge dove la gente se ne sta per lo più nuda o in perizoma, e passeggiano, passeggiano, magari con i genitali esposti. In questi casi credo servirebbe uno psicoanalista [:D].
Per il resto mi sento di dire che sarebbe necessaria una maggiore disponibilità alla conversazione. Saluti e buon caldo anomalo a tutti.