E' bello leggerti Saturn. Ovviamente condivido in toto la speranza di una evoluzione culturale e del costume che come penso tu intenda è probabilmente inevitabile. Se sembro meno ottimista è per una questione di tempi, della lentezza di questa evoluzione.
Non sono sicuro Saturn che l'esempio delle Unioni Civili abbia una stretta attinenza. Guardaci, su questo forum, che si chiama "inudisti", quanti sono quelli che dichiarano la propria identità? Quanti la nascondono? Ci sono pure eccellenti blogger - solo per citare un caso recente - che scrivono bellissimi articoli sul "coming out" nudista senza firmarli, senza dire chi sono o come si chiamano. Quanti su questo forum sono identificabili? O si rendono identificabili a qualcuno che leggesse il forum senza essere un iscritto?
Intendiamoci, non sto colpevolizzando nessuno. Dico solo che dobbiamo prendere atto della cosa. Non solo in Italia i nudonaturisti sono relativamente pochi, ma sono POCHISSIMI quelli che fanno sapere di esserlo nella propria rete di relazione. Io stesso, pur essendo naturista da quando son nato, solo negli ultimi dieci anni ho palesato pubblicamente la cosa, fino a quel momento confinata alle mie più intime amicizie e alla famiglia.
Nel mondo gay, invece, il coming out è frequentissimo (più frequente di quanto sia il non farlo) e, vista l'ampiezza della popolazione omosessuale, ha condizionato nei decenni moltissimo il passo di quella evoluzione che auspichiamo, verso una società più inclusiva e egualitaria. Sono sempre di più coloro che si dichiarano gay non solo in famiglia, sul lavoro ma anche sulle reti sociali e in ambito pubblico, alla radio o in televisione. La legge sulle unioni civili, che è una sorta di compromesso in attesa di qualcosa di più evoluto, nasce quindi da un lavoro profondo sull'identità di chi è direttamente interessato e, a scendere, dalle loro famiglie, dai loro amici, dai loro colleghi e via via tutti gli altri.
I nudisti che lo fanno, invece, sono sempre quel manipolo, forse qualche decina, quelli che si spendono tanto da tanto tempo per far qualcosa. O quelli che lavorano sul piano culturale tantissimo (penso in questo forum a Emanuele Cinelli - che ha il suo nome come indirizzo del proprio blog di settore - o Vittorio Volpi), gente che oltre al proprio talento e al proprio tempo mette anche il suo nome e la sua identità nel tentare una via di cambiamento.
In conclusione non credo siano molti i nudonaturisti che vivono la questione nudità come una questione identitaria, ergo hanno perlopiù poco o scarsissimo interesse a spendersi perché la cultura cambi, o almeno così mi pare.