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a_fenice ha scritto:
No, chiedere di controllare meglio, chiedere di forzare la mano verso energie nuove, non è un'utopia.
Molto dipenda da noi in primis.
Fare scelte verso il basso consumo, evitare ciò che può essere evitato senza farsi mancare nulla, fare proposte di legge in tal senso.
Rileggi quanto scritto nella "barzelletta" che ho postato sopra.
È come per il nucleare, come per la TAV, così per le energie alternative
Il nucleare non lo abbiamo voluto, ma dato il nostro consumo, la Francia ce le ha costruire a confine.
Non vogliamo il traffico su gomma, vogliamo più turisti, ma non vogliamo strade ne treni.
Vogliamo eolico, pannelli solari, biomasse, ma ad ognuno che investirebbe in tal senso, gli si taglia le gambe: qui c'è il paesaggio, la ci sono i tetti antichi, di là ci sono i prati, quelle puzzano…
Dove le mettiamo le pale? Dentro i cessi in modo che girino quando scureggiamo?
Dove mettiamo i pannelli? Appiccicati alle chaippe così quando prendiamo il sole produciamo scossa?
Etc etc
Bisogna essere realisti prima che puristi.
Leggi la mia battuta selle scarpe: è un esempio del cacchio, ma quanto è vero?
È quanto di simile c'è in ogni nostra azione quotidiana?
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O.T. (forse)
Io credo che tutto ciò sia lo specchio del genere umano.
Qualunque cosa positiva qualcuno scopra o inventi, ci saranno sempre altri che malediranno, sentenzieranno o strilleranno contro.
Per contro, nessuno potrà mai sapere matematicamente e sicuramente chi avrà ragione pur avendo la propria opinione.
Tempo fa è stato prodotto un libricino tipo "il sole è nudo" dove l'argomento era -Il bene e il male-...
(UN) SENSO DELLA VITA
(da un'idea di Simonetta)
Se è sacrosanto affermare che ogni persona è diversa dagli altri, lo stesso concetto può essere associato anche alle singole vite.
Orfano dopo pochi mesi dalla nascita, Hideki fu cresciuto in un fatiscente e misero istituto per l'infanzia, immagine speculare del povero stato in cui era nato.
La sua, è stata sicuramente una vita da non invidiare.
Date le sue umili origini e ovviamente l'impossibilità di istruirsi, ben presto si trovò catapultato nella vita di tutti i giorni dove, riuscire a nutrirsi sufficientemente, era un traguardo più che ragguardevole.
Solo al trentesimo anno di età la sua vita fu rischiarata dalla felicità. Un'alba sulla meritata serenità tuttavia di poca durata perché, due anni dopo, sua moglie perì assieme al loro figlioletto in un tragico incidente causato da fuorilegge in fuga dopo una rapina.
La sua vita scorse così fino alla vecchiaia contornata da solitudine, rimpianti e stenti, pur se consueti in quelle terre devastate da povertà e monsoni che inevitabilmente e spesso, impedivano di cogliere ciò a cui si aveva dedicato lavoro, fatica e i pochi denari precedentemente risparmiati.
Vecchio e logoro, fu inondato da luce caldissimi pochi istanti dopo aver chiuso gli occhi per l'ultima volta.
Una strana figura lo fissava. Stranamente pur avendolo a poca distanza, non riusciva a distinguerne i lineamenti.
Forse era fatto di luce oppure era alto o forse basso; sicuramente indecifrabile.
La sua voce, invece, risuonò calma, amorevole e benevola:
“Benvenuto”
“Sono nel Nirvana?” chiese rincuorato, ma non ottenendo risposta, proseguì:
“Forse sei il Dio appartenente ad una delle molte religioni esistenti.”
“Sono solo la tua nuova realtà. Difficile io possa dirti cosa sono rispondendo a domande caratteristiche del genere umano. L'importante è che tu ora sei qui; ciò che hai vissuto e provato appartengono ad un passato ormai remoto” rispose quella presenza proseguendo:
“Dopo la tua vita terrena, ti accompagnerò in una dimensione più complessa. Sei pronto?
“Assolutamente si, e felice di questo. La sfortuna, il dolore, la povertà e tutto quanto c'è di più negativo mi hanno sempre perseguitato. Sono stanco del male e ti seguirò volentieri.”
“Tutto ciò che si prova è necessario e fa parte del disegno” rispose l'entità.
“Sicuramente è come dici tu -concordò ossequioso, proseguendo- tuttavia avrei preferito una vita ricolma solo di soddisfazioni e di bene.”
“Devo constatare che nei tuoi settantacinque anni di vita, tu non hai colto il senso della vita. Temo tu non sia ancora pronto per il prossimo passo; è meglio ti faccia capire meglio. Dammi la mano.”
Quella frase lo colpì quasi come uno schiaffo. Mille pensieri gli nacquero dentro ma alcuna parola uscì dalla sua bocca tanto che quella figura, dalla voce così soave, gli tese la mano subito prima di ritrovarsi, sempre accanto a lui, in un altro paesaggio completamente diverso.
Un'atmosfera fresca, il cielo limpido e un tiepido sole lo accolsero piacevolmente.
“Questo è un mondo appena creato. Nulla è stato ancora deciso su ciò che potrà essere desiderabile o sgradevole. Non vi è alcun sentimento, nessuna legge cosmica o morale. Lascio a te decidere ciò che gli uomini di questo pianeta potranno conoscere, volere e provare.”
Hideki si ritrovò solo, assieme alla strana consapevolezza di poter decidere tutto e il tutto.
Come d'incanto apparirono gli uomini e con loro ciò che lui voleva provassero e conoscessero. Creò così una società dove esisteva solo amore, rispetto, onestà, altruismo. Nessun vizio, alcuna collera; invidia e ira erano sentimenti inesistenti così come la povertà, il dolore e la tristezza.
Tutti felici, tutti sorridenti, tutti appagati; un vero e proprio paradiso o almeno, ciò che da vivo, Hideki ipotizzava essere l'aldilà.
Reale e invisibile a quella nuova razza, si compiaceva di cosa aveva creato per quei nuovi esseri; era ebbro di soddisfazione vedendoli sorridenti, felici e incapaci neppure di un solo pensiero nefasto. La vera e propria società perfetta.
Amava osservare, ovviamente non visto come fosse un dio, da vicino la vita di quegli esseri. Era sufficiente un desiderio qualunque, anche solo abbozzato, che questo si materializzasse a quei fortunati
Non esisteva il senso di fatica; il dolore era cosa sconosciuta così come la malattia; il lavoro sempre disponibile qualsiasi fosse il tipo di mansione desiderata. Nessuna tragedia, alcuna lacrima di sofferenza.
Anche il clima era assai favorevole con inverni miti ed estati prive di picchi di caldo torrido. I venti sempre dolci e le precipitazioni mai troppo abbondanti o violente.
In quel mondo speculare ai suoi desideri terreni, la vita scorreva piacevole e anche la morte, quando arrivava, non causava alcuna angoscia ai sopravvissuti quasi fossero inconsapevolmente consci che chi non era più accanto a loro si trovava ora, in un luogo più bello.
Dopo qualche anno tuttavia si accorse che tutto non era più come all'inizio. Le persone a poco a poco smettevano di innamorarsi, di impegnarsi nelle normali attività quotidiane tanto che, moltissimi, iniziarono persino a smettere di nutrirsi.
Una strana apatia, seppur sorridente e priva di dolore, iniziò a impossessarsi della nuova razza e lentamente iniziarono le prime morti per inedia o per fame o sete.
Spaventato e inerme chiuse gli occhi ritrovandosi nuovamente al cospetto di chi gli aveva concesso quei poteri.
L'entità lo fissava benevolmente quasi sapesse già del suo fallimento:
“Ti vedo triste.”
“Ho fallito. Volevo rendere le persone soddisfatte costruendo per loro una specie di Eden dove dolore, ira e sconforto fossero sconosciuti. E' evidente che un paradiso terrestre non potrà mai esistere e mai è esistito.” riconobbe sconsolato, Kideki.
“Se ne hai sentito parlare in vita, vuol dire che è esistito. Forse non lo conoscevi come Eden ma come Monte Meru; i Sumeri lo chiamavano Dilmun, gli antichi egizi Orti delle Esperidi, gli antichi greci e i romani in un altro modo così come i nativi americani. Gli arabi lo conoscono come l'isola di Vacvac.
Anche i Celti e pure i Fenici, avevano il loro paradiso terrestre. Cosa ti dice tutto ciò?”
Hideki rimase qualche istante a riflettere prima di rispondere:
“Che gli uomini sono stolti a sperare che possa esistere una cosa impossibile.”
“Se ogni cultura lo considera esistito, vuol dire che un tempo c'era davvero e assolutamente somigliante a quello che hai voluto creare tu stesso su quel pianeta. Certi ricordi atavici si tramandano di generazione in generazione” lo stupì quella Voce, proseguendo:
“Io stesso, innumerevoli millenni fa e come ho appena ammesso spiegandoti, ho commesso il tuo identico errore ed ora mi aspetto che anche tu giunga a capire il motivo per cui bisogna attraversare l'esistenza terrena.”
Il viso di Hideki si rischiarò ed un sorriso apparve finalmente sul suo viso stanco:
“E' vero! Ora ho capito a cosa serve l'esperienza nella vita che ho appena vissuto. Ogni cosa, per esistere, deve aver bisogno del suo opposto e senza quel contrario, nessuno può capire la realtà di ciò che prova. Su quel mondo lontano ho creato la salute ma non la malattia, l'amore e non anche l'odio, l'amicizia senza l'invidia, la generosità ma non ugualmente l'avarizia. Su quel pianeta non potevano essere felici e soddisfatti per il semplice motivo che erano impossibilitati ad apprezzare ciò che avevano, non conoscendo l'aspetto opposto. Così come l'ho voluto creare, non aveva senso vivere in quel posto. Il bene esiste solo se c'è anche il male. L'uno completa e serve l'altro. Ora si, ora ho compreso. Adesso sono pronto a seguirti.”