| a_fenice ha scritto:
Sulla successiva vorrei dire una piccola nota.
1)
Ovvio che ognuno deve passare le vacanze nel luogo e modo che preferisce, ciò non è in discussione ne discutibile. Semmai si parla di coloro che fuggono perché qui si trovano male, e basta, ma poi non si impegnano perché le cose cambino.
Ma il principio generale è diverso.
Quando si parla di libertà, o di diritti, o anche solo semplicemente di trivelle, oli palmizi, di pinco e di pomponio, la cosa potrebbe anche non interessarci perché non ci tante, non ci riguarda, esula dalle nostre necessità.
2)
Ma se riteniamo sia una cosa giusta, perché non dovremmo aiutare chi di quel qualcosa poi ne usufruisce?
La società è fatta di milioni di aspetti diversi, magari oggi non ci tante, domani potremmo averne bisogno. A prescindere se la riteniamo giusta, perché non combattere a fianco di coloro che ne sono privi?
Certo a volte viene la voglia di dire: ma****, cerco di aiutarti e ti dai la zappa sui piedi da solo, e allora ne me frego. Però poi vai avanti lo stesso, ci credi e ci lotti, finché ne hai la forza, combattendo anche contro tanti ostacoli fatti soprattutto da ignoranti, o amici capoccioni, o ignoranti totali.
Due esempi, tanto per dire. A me ormai, di spiagge nudiste o meno, per quanto le adoro, me ne frega una cippa. Non posso più stare sotto il sole, e a casa mia posso stare più nudo che in quei posti. Potrei fregarmene di tutto, ma capisco chi poi a quei luoghi ci tiene, ne ha bisogno, e ci provo.
Altro esempio. Il raduno. È nato, è andato avanti per anni, facendoci una fatica di mesi ogni volta, rinunciando alle ferie, facendosi mazzi da paura, e chi ha visto sa di cosa parlo, tutto solo per avere la soddisfazione di vedere gente libera, il crearsi amicizie, il ritrovare tanti con cui parli tutto l'anno e non avrai mai occasione di vederli o incontrarli diversamente. E su tutto questo ci metti sopra perdite di tempo, soldi, libertà di muoverti. Costringi anche i colleghi di lavoro a lasciarti libero in quei giorni. Tornaconti di tipo economico o altro? Zero. Solo amicizie.
3)
E dopo non so, boh, un ventina di raduni tra nazionali e locali, in 11 anni, c'è sempre chi non ti dice non grazie che nessuno vuole, ma nemmeno ti saluta, si presenta, e trovi sempre qualche coglione che ti rovina il piatto e il gusto di fare le cose. Chi trova un cibo salato, chi ha da dire su un'orario, chi su una location, chi… chi… non capendo che se prendi delle scelte, è perché sono le più idonee e dettate da ormai lunga esperienza, o perché non ci sono alternative valide che siano buone per tutti, o perché eventuali nuove problematiche non sono state poste in evidenza nei tempi opportuni.
4)
Cosa portano come frutto alla fine queste cose? Solo la voglia di dire basta. Remate contro, fate come c…@@o vi pare, me ne tirò fuori e giocatevela come vi pare. Io ho dato, smetto di dare e mi riposo. Gli amici andro a trovarli diversamente. Voi pure. Trovate un altro fesso che metta lo stesso impegno, è questo posso dirlo senza dire bugie e vergognarmi, di impegno ce ne vuole una mazza per mesi.
5)
Però, e concludo, il "non mi interessa", il "non mi impegno", lo capisco più quando uno si arrende all'evidenza o all'ostacolo ormai insuperabile. E al 99% questa sarà la mia fine dopo il raduno, che faccio perché ormai promesso, e anche se non dovrei rischiare troppo.
Ma bisogna mollare DOPO che almeno ci hai provato, non prima ancora di provarci, ancor più ora che ci stiamo solo ragionando.
6)
Il principio: la soddisfazione di anche uno soltanto vale la fatica di molti.
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