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a_fenice ha scritto:
la cosa, cari ragazzi, deve spiegarsi in un semplice modo: non facciamo gli autoteologi, quando si vede ciò che succede, ma non si sa cosa c'è dietro del tutto. Nemmeno i veri teologi, nella loro illuminata scienza, hanno le risposte vere. |
Sono assolutamente d'accordo sulla conclusione. Molto meno sull'accostare il termine scienza alla teologia.
E questo perché non hanno assolutamente nulla in comune.
Brevemente, la scienza, o meglio, il metodo scientifico, a partire dall'osservazione, eseguita nel modo più oggettivo possibile, di fenomeni naturali, costruisce modelli assiomatico-deduttivi (cioè matematici) dei fenomeni stessi, i quali consentono di dedurre una serie di proprietà non immediatamente evidenti del modello. Tali proprietà possono rappresentare previsioni quantitative sul comportamento dei fenomeni stessi, prefigurare nuovi fenomeni, etc… Si provvede allora alla verifica sperimentale. La natura si comporta davvero così? I nuovi fenomeni esistono davvero? Se la risposta è sì, e fino all'osservazione di dati in contrasto, quel modello viene ritenuto valido e prende il nome di "teoria scientifica", ove il termine "teoria" ha un significato molto diverso da quello colloquiale. Non vuol dire infatti ipotesi o più propriamente congettura, vuole invece dire "fatto corredato da una spiegazione adeguata e valida fino a prova contraria".
Riguardo alla teologia, in primis l'oggetto che pretende di studiare non è sperimentalmente osservabile. In secundis, non usa il metodo assiomatico deduttivo. Infine e soprattutto, non dispone di alcuna tecnica per verificare se ciò che ha dedotto è vero o meno. Fa inoltre ampiamente uso del principio di autorità, assolutamente vietato dal metodo scientifico, in base al quale una certa cosa è vera non perché si dispone di prove ragionevoli riguardo alla stessa, ma in quanto è stata ritenuta vera da una persona valutata autorevole ed importante. E così, certe cose sono vere perché, per esempio, le ha dette Saulo di Tarso, altre perché le ha dette Tommaso d'Aquino, altre ancora perché le ha dette S. Anselmo d'Aosta.
Inutile dire che il risultato di tutto ciò è che mentre di scienza ne esiste una sola, le teologie sono come minimo tante quante le singole confessioni religiose, anche se io mi spingerei ad affermare che sono tante quanto i teologi stessi.
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| a_fenice ha scritto:
Qui è come la infinita storia nudismo naturismo....ognuno se la gira a modo suo, fino a dire che si è nudisti stando vestiti.
Quello che ha fatto la chiesa gerarchica nei secoli..... è la stessa cosa che ha fatto ogni potere politico temporale... da una parte tante cose belle e giuste, e dall'altra tante ingiustizie e morti per nulla.
Quello che fanno cristiani/cattolici che si autoedeguano la religione ai loro bisogni, è una cosa a se stante.
Non cercate nella storia i perchè, cercatela nel vostro intimo, nella vostra coscienza. Qui non c'è la ricerca di una GIUSTIFICAZIONE, ma un ragionare se tra gli scritti ci sia un divieto netto di fare un qualcosa, al di la di ciò che dice il magistero, che tra l'altro ha detto solo una cosa nel '962 e da allora tace. (vedi aricolo "religioni e nudismo" sulla nostra ezine).
Dio ha emanato ben poche regole, e tutte riassunte nel Nuovo Comandamento: "Gesù dice:Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».
Anche se questo era un comandamento noto fin dall'antichità, ora, col Cristo, diventa vero e vivo.
Cosa si sta cercando di fare con questo topic?
Far semplicemente vedere che da nessun parte c'è scritto "vestiti, copriti", se non riferito alla coscienza e ai peccati. Lo stare nudi diventò peccato da quando il vedere nudo diventò sinonimo di sesso, e con esso di vergogna ad esserlo (nudi). Traducendo, ciò che fanno i nostri pervertiti vari, che si cibano di porno, che vengono in spiaggia per vedere corpi nudi, per eccitarsi con essi.
Noi vogliamo semplicemente dire, dimostrare, che il vero nudista/naturista ha rispetto anche del corpo altrui, non si eccita vedendolo nudo, non lo cerca per eccitarsi, e pertanto non viola alcun divieto divino, e ancor più canonico. Se ami una persona (e non si sta parlando del proprio compagno/a), la ami a prescindere, al di sopra delle parti, al di sopra della sua nudità.
E ciò è semplicemente collimante coi comandamenti evangelici, indi cristiani, indi cattolici.
Tutto ciò che viene portato in sovrappiù non è detto, non è cercato, non serve a nulla.
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Bene. Mi permetto di riassumere in due parole il tuo pensiero. Tu stai dicendo che è poco importante cosa le confessioni cristiane abbiano fatto dopo Gesù, e quindi inopportuno parlare di ciò è accaduto dopo di lui, mentre è importante mostrare che il naturismo in quanto tale non è in disaccordo con l'insegnamento ed il pensiero di Gesù.
L'approccio è, a mio parere, solo apparentemente corretto, ma in realtà si rivela estremamente problematico.
E questo per una ragione semplicissima. Non disponiamo di alcun documento scritto di persona da Gesù, e, ancora peggio, nessun documento scritto da qualcuno che lo conobbe di persona. Fondamentalmente, abbiamo a disposizione documenti (essenzialmente le lettere di Paolo e i vangeli) scritti da persone che immaginavano che Gesù pensasse (o fece) questo e quello sulla base di racconti orali trasmessi da altri che forse lo conobbero di persona, o forse a loro volta ne sentirono parlare da altri ancora. Documenti, per di più, ampiamente rimaneggiati nel corso dei primi secoli in base alle idee personali o comunitarie di chi poté metterci le mani sopra. Secondo gli studiosi odierni di cristologia, Gesù pronunciò pochissime delle massime che solitamente gli vengono ascritte (intorno al 20%). Gran parte dei vangeli è stata modificata, con parti aggiunte posteriormente di sana pianta. Ad esempio, gli ultimi 12 versi (quelli che parlano della resurrezione) del vangelo più antico, quello di Marco, datato intorno al 70 d.C., non erano presenti nel testo originale ma sono un'aggiunta successiva. Mentre pare che i vangeli di Matteo e Luca furono scritti usando come fonti Marco ed una fonte ulteriore andata perduta, detta fonte Q, contenente una seri di "detti di Gesù", l'uno per rivolgersi agli ebrei e l'altro per risultare appetibile ai pagani.
A tale proposito, l'idea che Gesù intendesse parlare a tutti gli uomini, invece che solo agli ebrei, è ritenuta essere semplicemente una invenzione di Saulo di Tarso (S. Paolo) che, anche lui, mai conobbe Gesù di persona, vista anche la "fredda" accoglienza che ricevette in Palestina, quando espose le sue idee.
Oltretutto, se è direttamente al pensiero di Gesù che ci si vuol rifare, per quale motivo prendere in considerazione solo i vangeli canonici e non gli apocrifi? Dopotutto quali fossero i "canonici" e quali fossero da scartare fu deciso a tavolino ben 3 secoli dopo gli eventi di cui parlano, dalla comunità che risultò vincente. Se avesse vinto un'altra, oggi chiameremmo canonici altri vangeli. Se dunque si deve ignorare ciò che accadde dopo, certamente non si può assumere che i canonici siano i vangeli più affidabili.
Per la serie di ragioni che ho appena elencato, a me pare che fare ipotesi su ciò che pensasse personalmente Gesù riguardo alla nudità (così come riguardo a tante altre cose) sia abbastanza "campato" in aria: è semplicemente impossibile discernere quello che realmente pensasse Gesù da quello che i cristiani, nel corso della storia, hanno ritenuto pensasse.
E cosa costoro pensassero dell'esposizione delle nudità lo sappiamo invece molto bene. Il loro giudizio è impietoso: quasi immancabilmente, come ho già scritto, è valsa l'equazione nudità=sesso=peccato (tanto più quanto più antiche sono le comunità cristiane cui ci si riferisce), in aggiunta ad una visione immancabilmente distorta del sesso stesso (visione che perdura ancora oggi, a mio personale parere). Tanto perché si abbia un'idea, Origene, ritenuto un padre autorevole della chiesa, pensò bene di autoevirarsi.
Una visione così drastica, anche senza gli eccessi di Origene, perdurò fino al 1300-1400. Fino ad allora, per esempio, non esiste una sola rappresentazione artistica che raffiguri uomini o donne "come la mamma li ha fatti". Dopo di allora cominciò a diventare accettabile la rappresentazione della nudità del bambino, per poi arrivare agli adulti soltanto con il rinascimento. Inutile dire che ciò non accadde affatto "per merito" dei cristiani stessi, ma in quanto proprio in quei secoli si verificò la riscoperta della cultura e dell'arte classica greca. O meglio, di quello che di questa era sopravvissuto alla furia distruttrice dei cristiani del III - VIII sec, e che rientrò in europa principalmente attraverso gli arabi.
Ma tutto questo non significa che da allora in poi i cristiani in genere avessero accettato senza mal di pancia l'esposizione della nudità per ragioni diverse da quelle artistiche. Salvo qualche caso singolare, non l'hanno mai fatto.