mi avete stuzzicato, e vorrei provare a estrapolare le parole di Siman.
"Il Natale è, o dovrebbe essere, giustamente, introspezione da parte di ciascuno di noi"
Arriva il Natale, cioè il compleanno di Gesù. Arriva una nuova vita tra noi, un nuovo essere. Come in ogni nuovo bambino tutti ci domandiamo cosa sarà, cosa diventerà, che messaggi manderà al mondo; di Gesù sappiamo già tutto da millenni. Mettersi a sedere un attimo, riflettere sul Suo messaggio, su ciò che ci verrà ricordato durante tutto l'anno, è un modo per comprendere meglio, noi per primi, il significato della sua venuta nel mondo. Essere introspettivi in questo caso, credo che sia fondamentale, per analizzarsi, per rivedere il nostro vissuto, per prepararsi meglio alla futura grande festa, quell in cui l'uomo vecchio muore e rinasce l'uomo nuovo. Ma prima di far morire il vecchio, bisogna farlo nascere...... in noi. Analizzare cosa facciamo, cosa diciamo, cosa promulghiamo, alla luce di colui che ci ha regalato la Sua verità, confrontarsi con esse, e mettere un punto di partenza come crescita, fino a quel momento in cui ci libereremo della vecchia carcassa, per indossare l'abito nuovo.
Che poi il Natale sia comunque una festa da passare con tutti, non scordandoci di chi ha meno, del nemico, condividendo tutto con tutti, è conseguenziale al fatto che invece di andare per schemi, di dovrebbe fare introspezione, capirsi, fare un progetto di modifica, e a questo puto condividere tutto con tutti.
In fondo, non è scritto "perchè guardi la pagliuzza nell'occhio di tuo fratello e non guardi la trave che è nel tuo?".
Non potremo mai vedere la trave se non si fa introspezione, se non ci si capisce, non si correggono i nostri errori. E forse, a quel punto, se non proprio pronti, saremo almeno sulla strada per aiutare il fratello a vedere la sua pagliuzza.