Riflessioni naturiste sul Vangelo

n/a 10/02/2010 18:37 48.572 Visite
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blatore
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25/06/2012 15:32
Siman non penso che Cordom facesse riferimento alla Chiesa. Anzi ci esorta a non valutarla come fulcro della questione, così come ci esorta a non valutare i vangeli se non come parte (piccola) di un Tutto. Parlare o interpretare la chiesa, i vangeli , i testi sacri e tutta una serie di questioni ci riporta sul terreno. Lui sostiene di volare molto in alto e considerare tutte le cose ( religiose e no) come appartenenti ad un Tutto indistinto e impalpabile .
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25/06/2012 15:38
blatore ha scritto:
Siman non penso che Cordom facesse riferimento alla Chiesa. Anzi ci esorta a non valutarla come fulcro della questione, così come ci esorta a non valutare i vangeli se non come parte (piccola) di un Tutto. Parlare o interpretare la chiesa, i vangeli , i testi sacri e tutta una serie di questioni ci riporta sul terreno. Lui sostiene di volare molto in alto e considerare tutte le cose ( religiose e no) come appartenenti ad un Tutto indistinto e impalpabile .
Ah bè. Se è così allora significa di infischiarsene della Chiesa intesa come insieme degli uomini professori di fede (Papa, vescovi, sacerdoti, diaconi ecc ecc)? Quindi di conseguenza anche di tutti i riti postumi di Gesù Cristo (confessione/Eucarestia, Cresima, Sante Messe, ecc)? Per me, nessun problema: basta saperlo.
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n/a
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25/06/2012 16:22
scusate ora scappo per volontariato,ma ritorno perchè tutti e due avete centrato la questione fondamentale:a cosa dare credito e perchè? ritorno comunque[:D]
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25/06/2012 18:04
cordom ha scritto:
scusate ora scappo per volontariato,ma ritorno perchè tutti e due avete centrato la questione fondamentale:a cosa dare credito e perchè? ritorno comunque[:D]
Giusto, a chi dare credito e perché? domanda da un miliardo di euro. Chi è pronto per rispondere?
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blatore
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25/06/2012 20:11
Per la verità io ho solo cercato di interpretare il pensiero di Cordom . Non ho fatto personalmente valutazioni . Non sono ferrato e non ho particolare scibile nei temi trattati.
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25/06/2012 21:03
siman ha scritto:
…viene abbandonato dal conuige. Il coniuge che ha interrotto l'unione è in peccato...va bene. Ok. Ma chi è stato abbandonato non può più avere nessuna relazione sentimentale/carnale perchè, sennò, pecca anche lui. In pratica, secondo la Chiesa, chi abbandona il coniuge lo condanna all'astinenza sessuale senza che lo abbia deciso lui stesso!!!(secondo me, la cosa, è di un'ottusità siderale, dati i nostri tempi.
[Mt 2,31-32] “Fu pure detto: Chi ripudia la propria moglie, le dia l'atto di ripudio; ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, la espone all'adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio”. Cioè se la espone ad adulterio, vuol dire esattamente quello che dici tu. Se questa è ottusità, devi chiederlo a Gesù in persona.
siman ha scritto:
… se la Chiesa abiura questo tipo di persone, perchè chiede loro di assisterla nell'educazione cristiana dei loro figli? Figli che invece di un abbraccio ricevono uno schiaffone dalla loro Chiesa che emargina i loro genitori.
Veramente, anche pochi giorni fa, il Papa ha ribadito che la Chiesa non “abiura” queste persone, ma le è vicina, e anzi le chiama alla vita attiva della Chiesa. Solo non possono ricevere i sacramenti.
siman ha scritto:
Il perdono è per tutti (o forse la frase: "chi non ha peccato scagli la pietra pietra" non vale per chi indossa un abito talare?)
Attenzione: il peccato, anche il più grave, il più orribile può essere perdonato, ma una delle condizioni base è che ci sia il proposito a non commetterlo più. Ora come può esserci questo proposito per una persona che ha deciso di convivere con un’altra, e quindi ha programmato con lei atti sessuali fuori dal matrimonio, e non ha nessuna intenzione di smettere?
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25/06/2012 22:18
In quel tempo, si accostò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?” Gesù rispose: “Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi”. Allora lo scriba gli disse: “Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che egli è unico e non v’è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore e con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici”. Penso che nella vita uno debba domandarsi cosa vuol perseguire: capire ogni singolo anfratto di un antico scritto, indagare sulle malsanità di una gerarchia, o andare al succo vero della sostanza? Non si può fare di tutta l'erba un fascio!!!! Se vogliamo fare i teologi, allora bisogna conoscere ogni singola scrittura, ogni singola parola nel significato di oltre 2000 anni fa, e non certo confrontandola con la lingua e il credo attuale. Altrimenti si dicono castronerie e si devia dal sucoc del messaggio originale. Se vogliamo indagare sulla gerarchia, ci si trova di fronte ai muri del potere, e bisogna distinguere poi cosa è catechismo da ciò che è gestione di un potere. Se vogliamo indagare sul perchè una dottrina ufficile dice certe cose, non si può volere che questa si assecondi ai tempi, ad usi e costumi diversi. Una cosa è l'attualizzazione, e una cosa sono i dettami base, che non muteranno mai. In sintesi ognuno ha le sue regole, possono piacere o meno, possono essere discusse, ma mai contestate. Semmai abbandonate per rivolgersi alla realtà, e facendo passi...oltre. Se vogliamo andare al succo della sostanza, credo vada sempre portato avanti le parole di cui sopra, che esulano dalle regole e dai dettami. Quelel parole, che non sono esclusive di gesù, ma che vengono ritrovate sia in antichi profeti, sia in moltisisme altre religioni, riassumono ciò che è importante nella vita umana: amare gli altri come se stessi. Se uno arriva a questo traguardo, poi il resto avviene da se, il discutere sui particolari diventa mera disquisizione, diventa solo un voler puntualizzare, solo perchè si ha tempo da perdere. Cosa è peccato, cosa è bene, cosa è male: tutto ciò che porta a offendere gli altri, a non seguirli, e non curarli, a non pensare agli altri come a se stessi, è il male. Inutili le preghiere, inutile il volontariato, inutile il rispetto di dogmi, inutile il santificare le feste, inutile seguire mille precetti, se poi non si ama, se poi si odia, se poi si fa razzismo, xenofobia, se poi non si aiuta, se poi si prevarica, se poi non si da a Cesare ciò che è di Cesare...... Ogni volta che mettiamo un paletto, creiamo una barriera (non contro i perversi, ma contro gente che non ha fatto nulla di male), qui si fa male. MI ripeto ma.... tutto il resto è noia!!!!! Tutto il resto serve o dovrebbe servire solo a capire come fare per far meglio, nulla di più. Tutte le disquisizioni servono solo per discorsi...sindacali. intanto lavora, poi perdi tempo nei particolari. Questo è il mio pensiero generale.
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25/06/2012 22:46
giannige ha scritto:
siman ha scritto:
[[quote]siman ha scritto:
… se la Chiesa abiura questo tipo di persone, perchè chiede loro di assisterla nell'educazione cristiana dei loro figli? Figli che invece di un abbraccio ricevono uno schiaffone dalla loro Chiesa che emargina i loro genitori.
Veramente, anche pochi giorni fa, il Papa ha ribadito che la Chiesa non “abiura” queste persone, ma le è vicina, e anzi le chiama alla vita attiva della Chiesa. Solo non possono ricevere i sacramenti. [quote]siman ha scritto:
Bella questa!!!! La Chiesa mi chiama a partecipare ecc ecc però si rifiuta a farmi partecipare alla Comunione. Allora il Sig PincoPallo che ha un'impresa commerciale e non condivide chi pratica nudismo, può permettersi di dirti: "Caro giannige, son bel felice di farti lavorare nella mia ditta....solo che essendo TU un nudista....non ti dò lo stipendio che, invece, percepiscono gli altri tuoi colleghi che non sono nudisti". No cara Chiesa, o mi accogli come tutti, oppure mi lasci fuori. Sono convinto che Dio (il nostro, come Allah, Manitù ecc ecc) sia amore, ma se i sacerdoti dividono i propri fedeli in categorie di serie A, serie B, serie C e così via....no grazie! Preferisco starne fuori. P.S. Francamente è da un pò che mi sto domandando seriamente perchè, anche quest'anno, dovrei devolvere il mio 8x1000 alla Chiesa Cattolica come tutti gli anni....
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25/06/2012 23:16
Vero Max un conto è l'attualizzazione ed un altro i dettami base. Caro Max, forse sto x bestemmiare ma... ritengo un eufemismo (per non dire peggio)voler proseguire a seguire dettami di millenni or sono scritti per un certo tipo di società, di cultura, analfabetismo e modi di vivere e pretendere che possano essere adattabili al tipo di cultura ed apertura mentale contemporanea. La Chiesa non può attualizzarsi? Non è vero...invece si attualizza, solo che aspetta decenni (se và bene) prima di farlo. Io sono nato nel 55 e mia sorella nel 51: dopo aver partorito mia sorella, mia Mamma prima di ritornare in Chiesa per la S.Messa e ricevere i Sacramenti, è dovuta andare dal parroco per una specie di purificazione....sai perchè? Perchè pur essendo sposata davanti a Dio ed aver procreato come chiede (e comanda) la nostra religione, la Chiesa presupponeva che durante il coito in cui è rimasta fecondata, avesse goduto ed in più potesse avere avuto altri rapporti sessuali col coniuge, durante la maternità e perciò in contrasto con lo scopo unico del coito (generare figli) in quanto già gravida. Pare una barzelletta forse agli occhi dei più giovani ma è così. Perciò, senza polemica, lasciamo perdere il discorso della non attualizzazione della Chiesa sennò,allora, LA TERRA E' AL CENTRO DEL SISTEMA SOLARE e chi afferma il contrario, deve essere scomunicato.
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25/06/2012 23:24
Eh sì, Siman, ti posso anche dare ragione, anzi ti do ragione. Io ho solo riportato la posizione della Chiesa e ciò che ha detto. Però in altri punti (che ora non trovo, ma è tardi e non sto a rileggere tutto) ho citato anche il capitolo di Matteo 23, che dice chiaramente la posizione di Gesù nei confronti dell’autorità religiosa del tempo, ma che con la postilla “quanto dicono fatelo e osservatelo” ne riconosce l’autorità, e che in definitiva, ci fa capire che parla della Chiesa stessa.
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25/06/2012 23:24
piccola deviazione in OT. Riporto: Il significato dell’Eucaristia per la vita della Chiesa e del singolo fedele lo troviamo condensato in poche righe nel can. 897 del Codice di Diritto Canonico, avendo come fonte vari documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II: «Augustissimo sacramento è la Santissima Eucaristia, nella quale lo stesso Cristo Signore è presente, viene offerto e assunto, e mediante la quale continuamente vive e cresce la Chiesa. Il Sacrificio eucaristico, memoriale della morte e della risurrezione del Signore, nel quale si perpetua nei secoli il Sacrificio della Croce, è culmine e fonte di tutto il culto e della vita cristiana, mediante il quale è significata e prodotta l’unità del popolo di Dio e si compie l’edificazione del Corpo di Cristo. Gli altri sacramenti, infatti, e tutte le opere ecclesiastiche di apostolato sono strettamente uniti alla santissima Eucaristia e a essa sono ordinati». L’importanza dell’Eucaristia per la vita del fedele è nota a tutti anche soltanto attraverso il precetto dato dalla Chiesa di ricevere almeno una volta all’anno durante il tempo pasquale la sacra comunione. L’Eucaristia è segno di unità e di edificazione del popolo di Dio, azione efficace di crescita della Chiesa. Questo, pertanto, è il senso per cui il fedele ha il dovere di ricevere l’Eucaristia, non come partecipazione esteriore al Sacrificio, bensì come condivisione della sua stessa vita. Il fedele è realtà viva del Corpo di Cristo e partecipa con la propria esistenza alla sua edificazione. Con la sua vita il fedele diventa egli stesso segno di ciò che l’Eucaristia è. Con ciò, ci rendiamo conto della distanza infinita, e della presunzione dell’uomo se non fosse stato proprio il Signore a realizzare questa vicinanza rendendoci, Lui solo, idonei a ricevere questo dono significato nelle sue parole «rimanete in me e io in voi» (Gv 15, 4). La partecipazione all’Eucaristia ha come termine la ricezione della sacra comunione, ma essa inizia con il dono della propria vita al Signore e ai fratelli nell’essere realmente segno visibile e concreto di que-sta permanenza in Lui che si realizza nel percorso sempre più autentico di un’esistenza cristiana che impegna tutta la durata della vita. La coscienza del peccato e di essere peccatore non può distoglierci né costituire un alibi, anzi deve convincerci ancor più della necessità di questo «Farmaco dell’immortalità», come definivano l’Eucaristia i Padri della Chiesa. L’Eucaristia è «la certezza di essere amati e aspettati da Dio, sempre», secondo le parole di Benedetto XVI. Con questa premessa, il punto centrale della questione posta dalla lettrice è che alla comunione vi si accede portandoci ognuno il peso della propria storia fatta di peccato, di buoni propositi non realizzati, e, nel caso specifico, anche di matrimoni falliti. Al desiderio di ricevere la comunione deve corrispondere anche il desiderio e il fermo proposito di prendere le distanze dal peccato. La conversione consiste proprio nel cambiamento del cuore che da radice del peccato deve diventare esclusivamente «la sede della Carità, principio delle opere buone e pure che il peccato ferisce» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1853). In questo contesto deve essere inquadrata e risolta la questione della comunione ai divorziati. Il divorzio è il segno di un progetto di Dio che la coppia non ha accolto. Non è il divorzio in sé, anche nel caso che ci sia stata una precisa responsabilità personale da parte di uno o di entrambi i coniugi, a precludere l’accesso alla comunione, bensì le loro eventuali scelte successive se vengono a collidere con la legge di Dio, mai dispensabile da qualsivoglia autorità umana, dell’indissolubilità del vincolo e della fedeltà. Inoltre, il coniuge, che oggettivamente o soggettivamente si ritiene responsabile del naufragio coniugale, è tenuto ad avere lo stesso atteggiamento di ogni fedele di fronte al peccato con il sincero pentimento, il proposito di non commetterlo più e la riparazione nella misura del possibile. A questo proposito resta fondamentale la lettura dell’Esortazione Apostolica Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II, di cui ho fatto precisi riferimenti nelle risposte delle precedenti Rubriche. Riguardo ai «separati e divorziati non sposati», scrive il Papa al n. 83: «Analogo è il caso del coniuge che ha subito divorzio, ma che - ben conoscendo l’indissolubilità del vincolo matrimoniale valido - non si lascia coinvolgere in una nuova unione, impegnandosi invece unicamente nell’adempimento dei suoi doveri di famiglia e delle responsabilità della vita cristiana. In tal caso il suo esempio di fedeltà e di coerenza cristiana assume un particolare valore di testimonianza di fronte al mondo e alla Chiesa, rendendo ancor più necessaria, da parte di questa, un’azione continua di amore e di aiuto, senza che vi sia alcun ostacolo per l’ammissione ai sacramenti». A proposito dei divorziati risposati invece, riguardo riguardo alla non idoneità ad accostarsi alla comunione, il Papa precisa al n. 84: «sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell’unione di amore tra Cristo e la sua Chiesa, significata e attuata dall’Eucaristia». Nelle cosiddette unioni irregolari irreversibili, qualora non fosse possibile di decidersi per una scelta di continenza, il Papa nella stessa Esortazione Apostolica incoraggia comunque a partecipare alla vita della Chiesa con l’ascolto della Parola, la perseveranza nella preghiera, l’incremento delle opere di carità e di giustizia, l’educazione dei figli nella fede cristiana e le opere di penitenza. Infatti, l’impossibilità di acce-dere ai sacramenti non toglie valore al resto della vita cristiana. In conclusione: va premesso per chiarezza che il divorziato non è uno scomunicato e che, ancor meno, deve essere considerato come tale. Per poter ricevere la sacra comunione, il divorziato - che continua comunque a rimanere fedele al patto coniugale, ancorché responsabile del tracollo coniugale - se non può riparare alla ferita inferta al matrimonio, è almeno indispensabile che si penta per il peccato commesso e abbia il fermo proposito di tenersi lontano da tutto ciò che possa comportare il rischio di profanare il sacro vincolo, fermo restando che esso continua a durare quanto la reciproca sopravvivenza dei coniugi, benché separati o divorziati. Il peccato è imperdonabile solo quando l’uomo non cerca il perdono di Dio ritenendo che Egli approvi i suoi peccati. Il sunto è presto fatto. Non esiste un divieto specifico ai sacramenti per una separazione o divorzio, fino a che l'uno non intraprenda altra relazione. Dato che il matrimonio è indissolubile (NDR ricordo che i cosidetti divorzi della Sacra Rota, non sono divorzi, ma riconoscimento di matrimonio non valido, indi non esistente in partenza, mai dopo. Sono non annullamenti matrimoniali, ma riconoscimenti di NULLITA' matrimoniali, cioè di matrimonio non avvenuto per vizio di forma), se uno lascia il compagno/a, e si risposa, in effetti acquista il cosidetto adulterio, indi si pone in stato di Peccato, indi non può accedere ai sacramenti, cosi come se ha truffato, se ha rubato, se ha fatto qualcunque altro tipo di peccato. Ricevere l'Eucarestia significa ricevere il Corpo di Cristo, e farlo diventare parte della propria carne e del proprio Spirito. Anche se la cosa può non piacere, voi mettereste i vostri beni in mezzo al fango, o non so dove di non pienamente corretto? La stessa cosa è per i saramenti. Non si riceve Eucarestia se si è nel peccato. Prima ci si riconcilia (confessione), poi si fa atto di non ripetizione (mi riprometto di non commettere lo stesso errore [pccato]), indi, confidando nella misericordia, accedo ai sacramenti, ma con tutto un proposito dietro di non ricadere nello stesso errore. Se per un furto, ad esempio, ciò è possibile, se un separato divorziato si risposa, "l'errore" non è non ricommettibile, a meno che non si separi dai nuovi compagni. E queste non son regole, è logica.
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25/06/2012 23:34
Ok Max, allora io, in quanto lasciato dalla moglie sposata in Chiesa, ma che "pretendo" (ovviamente se corrisposto) di vivere amando un'altra persona, mi ritengo, da adesso, svincolato da ogni dovere comandatomi dalla Chiesa Cattolica (intesa come insieme dei sacerdoti che interpretano le Sacre Scritture).
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25/06/2012 23:40
giannige ha scritto:
Eh sì, Siman, ti posso anche dare ragione, anzi ti do ragione. Io ho solo riportato la posizione della Chiesa e ciò che ha detto. Però in altri punti (che ora non trovo, ma è tardi e non sto a rileggere tutto) ho citato anche il capitolo di Matteo 23, che dice chiaramente la posizione di Gesù nei confronti dell’autorità religiosa del tempo, ma che con la postilla “quanto dicono fatelo e osservatelo” ne riconosce l’autorità, e che in definitiva, ci fa capire che parla della Chiesa stessa.
Avevo capito Giannige, ed ovviamente non polemizzavo con te. Però non condivido, mi sforzo ma non riesco, l'ottusità di chi, dal 33 d.c. decide cosa è bene e cosa è male, interpretando le scritture che ha deciso di abbracciare, negandone altre e sfoltendo passi che mal si adattano a ciò che predicano. Essere buoni cristiani non è "non scopare più se tua moglie/tuo marito ti ha lasciato" ma ben altre cose. Almeno....io mi auguro, sono convinto, prego, perchè sia così.
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25/06/2012 23:52
Ottima spiegazione, Max, solo ci puoi dire dove l'hai scaricata?
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25/06/2012 23:55
siman ha scritto: **************** Almeno....io mi auguro, sono convinto, prego, perchè sia così.
purtroppo la logica è quella, nessuno dirà mai che son state dette cose diverse o diversamente interpretabili da quelle. Io confido nella misericordia di Dio. Delal Chiesa gerarchica alcune cose mi stano bene, altre, pur capendole, non mi garbano, e non le seguo, perchè ritengo che ognuno sia artefice del suo male e del suo bene. Ma sempre rimanendo nel gerarchico, ogni organizzazione ha le sue regole. C'è libertà di seguirle o meno. E nello stesso modo di sentirsi dentro lo stesso o meno. Ma di fatto non sarà mai la stessa cosa. A tutti gli effetti uno che non segue le regole di un qualcosa, da quel qualcosa ne è fuori. Io sono nella stessa tua situazione, tranne che per una nuova relazione. E sinceramente sto aspettando alla finestra di capire, vedere e quando sarà, decidere. Per ora non condanno, anche perchè son succube, indi non ho deciso un cacchio, ma di certo, dottrinalmente parlando, è un problema. Boh, io credo che Qualcuno mi ami lo stesso, spero sia cosi. Male non ne faccio, le regole le rispetto, altre..me le faccio un po a comodo mio, ma non facendo male a nessuno. Si, purtroppo ne son fuori per forza di cose, ma non è un problema. Lui è un'altra cosa, e spero comprenda. Altrimenti aspettatemi che poi... si mangia maialino arrosto......
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