Corona:una bufala che mette il mondo in ginocchio?

a_fenice 24/02/2020 21:36 47.582 Visite
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07/03/2020 20:47
La Lombardia più 11 province zona rossa... Non mi esprimo, non vorrei esser tracciato per un complottista!
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07/03/2020 20:48
se non ho capito male, servono donazioni di plasma, Ho sentito da qualche parte, che chi faceva il donatore fino a ieri, o si è bloccato tutto, o il donatore per ora non dona più..... Per paura ovvio...... Sempre che abbia capito il tuo ragionamento [:I]
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07/03/2020 20:50
sergino ha scritto:
La Lombardia più 11 province zona rossa... Non mi esprimo, non vorrei esser tracciato per un complottista!
Ne hanno aggiunto 2 oggi se non sbaglio.....
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07/03/2020 21:28
maurobuio ha scritto:
se non ho capito male, servono donazioni di plasma, Ho sentito da qualche parte, che chi faceva il donatore fino a ieri, o si è bloccato tutto, o il donatore per ora non dona più..... Per paura ovvio...... Sempre che abbia capito il tuo ragionamento [:I]
non servono i donatori classici. Cioè quelli servono sempre, ma qui servono i pazienti guariti da corona. Hanno formato anticorpi, ne hanno a litri nel plasma, si preleva, con metodiche sofisticatissime si isola, se ne fanno dosi singole, e si somministrano a pazienti malati. Gli anticorpi immessi stimolano il sistema immunitario interno, i globuli bianchi in parole molto semplici capiscono e ne fanno delle fotocopie, che immettono in circolo in massa, e colpiscono il corona presente. Unico problema, come ogni tipo di immunoglobulina indotta (inserita nel corpo dall’esterno) così come le nuove prodotte, è che durano poco, circa un mese, ma sufficiente per far guarire, di norma, il paziente. Per avere anticorpi duraturi, e per la maggior parte delle malattie è così, occorrono le vaccinazioni. Il vaccino ha diverse forme e origini, che cambiano a seconda del patogeno. Questi simulano la malattia vera, e vengono prodotti anticorpi. Facendo un esempio per chi vuol capire, studiando il batterio o il virus, o ad esempio un allergene (non cambia nulla) si trovano delle sequenze proteiche che possano identificare facilmente il patogeno, e che vengano riconosciute dal corpo come elemento esterno da se stesso. Questo fa sì che tutto il sistema immunitario senta il corpo estraneo, produca anticorpi, ma soprattutto ne memorizza la conformazione. Ciò farà sì che il titolo anticorpale ai alzi per tempi più o meno lunghi, poi tenda quasi a scomparire, ma rimane nella memoria. Al successivo ingresso del patogeno, esempio il corona, questa volta attivo, vero, i sistema immunitario riconosce la sequenza proteica, quel pezzettino particolare che si presenta in modo fisso, lo rintraccia nella memoria, e produce in massa gli anticorpi. Fa finta che il virus somigli a un corpo umano. per riconoscere il virus te metta solo le “gambe” di tutto il corpo. Ma sono gambe che solo quale sto virus ha. Quelle gambe vengono memorizzate, così come l’anticorpo, cioè quell’elemento che è come (mamma come sto semplificando, scusate) fosse un elemento che si incastra con le gambe diventando un corpo unico e grosso. A questo punto i globuli bianchi che fagocitano riconoscono il corpo che prima ignoravano, e riescono a catturarlo e distruggerlo. (Non è ovviamente l’unico elemento, spiego il più semplice a poter essere capito) La memoria è come uno stampo che è stato modellato apposta per quelle proteine del virus è che può subito mettere in protezione l’intero corpo. Di solito qui nasce una domanda che precedo. Perché le immunoglobuline non fanno lo stesso effetto? Perche quelle son anticorpi di altre persone, ma non possono creare lo stampo. In pratica agiscono da sole o al massimo fanno delle “fotocopie” che come le reali fotocopie durano pochissimo senza dare altri effetti di tipo duraturo. Altra domanda che di solito viene posta: ma perché allora per altre patologie non si usano le immunoglobuline quando uno si ammala invece di far fare i vaccini? 1- non di ogni patologia si riescono a produrre immunoglobuline (cioè non si riesce ancora a trovarle e isolarle nei plasmi dei donatori) 2- la maggior parte delle malattie pericolose riguardano bambini (es morbillo), e non puoi scannare i bambini guariti per trovare le migliaia di litri di plasma necessario 3- le immuno servono, ma non per tutte le malattie se ne possono trovare o somministrare in modo ingente e sufficiente. E ci sono altre migliaia di motivi diversi e tediosi. Un esempio pratico in cui forse tutti voi siete passati e ferirvi e andare al pronto soccorso, e riceve la classica domanda: siete vaccinati per il tetano? La maggior parte di voi non si ricorda nemmeno quando è nato (io ad esempio), figuriamoci il resto. Quando avete fatto l’ultima? A seconda che siete coperti o sospetti di non esserlo, e a seconda del tipo di ferita e materiale può essere suggerito di fare il test per il dosaggio degli anticorpi, oppure fare immunoglobuline tetaniche e la prima dose di vaccino, da ripetere poi per tre volte, se non ricordo male. Dunque protezione immediata per il primo mese, ma anche inizio contemporaneo della vaccinazione a tempo zero, poi 1 mese e così via dicendo. Stop, basta lezioni di medicina, mi aspetto qualche vaffa [:(]
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07/03/2020 21:51
a_fenice ha scritto: ma qui servono i pazienti guariti da corona. Hanno formato anticorpi, ne hanno a litri nel plasma, si preleva, con metodiche sofisticatissime si isola, se ne fanno dosi singole, e si somministrano a pazienti malati.
Se l'ho fanno su di m'è, mi devono rianimare solo per il prelievo, ma anche, in caso contrario...... [:I][:I][:I]
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07/03/2020 22:10
Un mio amico che lavora in un ospedale di Milano mi ha detto che le terapie intensive sono stracolme! Stanno consigliando i pazienti di rimanere seriamente a casa perché dovranno scegliere i pazienti che potranno usufruire del respiratori. Da oggi Treviso è diventata una città dove non si può entrare né uscire. Vedremo come andrà finire.
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07/03/2020 22:17
Fede ha scritto:
Un mio amico che lavora in un ospedale di Milano mi ha detto che le terapie intensive sono stracolme! Stanno consigliando i pazienti di rimanere seriamente a casa perché dovranno scegliere i pazienti che potranno usufruire del respiratori. Da oggi Treviso è diventata una città dove non si può entrare né uscire. Vedremo come andrà finire.
Appunto quanto dicevo sopra. Attrezzare completamente per ogni evenienza una rianimazione ci vuole troppo, ma installare monitor, respiratori, aspiratori, dae, il minimo indispensabile, per loro o per chi ha meno bisogno… comprare queste cose invece di … basta mi sto ripetendo.
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08/03/2020 14:00
È la bufala, ma ora possiamo cominciare a chiamarla buffonata, prosegue. Bloccate altre 11 provincie, le cose ai supermercati e la caccia all’amichina prosegue, ma: - i governatori che hanno a suo tempo invocato isolamento quando si trattava di cinesi, ora che sono isolati loro inveiscono - la gente se ne frega e continuano veglioni, balli, movida e corollario vario - viene emesso il decreto di chiusura ma si lasciano aperte le stazioni ferroviarie e bus, e si assiste allo stessa diaspora delle università: in migliaia in fuga dal milanese. Cioè se davvero hanno il corona così lo a diffonde per benino. In compenso le farmacie private si sono consorziate per la distribuzione dei farmaci a casa (non era una delle mie proposte?) e si stanno attrezzando anche le comunali.
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08/03/2020 15:12
Non fraintendetemi, io trovo questo momento molto interessante, perché si sta mettendo alla prova la collaborazione dei cittadini e la capacità organizzativa di uno Stato complesso come il nostro. Spero che questo frangente costituisca una spinta per un rinnovamento di molte condizioni che ci legano ancora al passato. Mi riferisco in particolar modo alla fruizione di lezioni scolastiche online, piuttosto chiedi utilizzo della moneta elettronica, per evitare patogeni sulle banconote. Ma anche lo smart working, La possibilità di ricevere direttamente a casa la propria spesa e via dicendo. Crisi sanitaria, purtroppo, ma che serva a cambiare il nostro modo di disegnare il futuro.
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08/03/2020 17:29
Mi trovo d'accordo sull'ultima affermazione di Fenice. Dalla zona rossa posso definire il tutto una buffonata, non ci sono restrizioni concrete per gli spostamenti di lavoro, tutto è lasciato al caso, si aspettano le interpretazioni delle varie prefetture per domani, ma nulla pare arrivare. Sono permessi gli spostamenti per i rientri a casa!!! da quello che ho capito sia verso, ma anche fuori dalle zone interessate. Non vengono fatti tamponi a chi li richiede del tipo, ho un convivente ricoverato, o un collega di lavoro, se non hai sintomi non ti fanno nulla... Se domani mi dovessero fermare mentre mi reco in cantiere (essendo datore di lavoro di me stesso), posso rivendicare l'urgenza dell'intervento avendo un incontro con architetto, responsabile sicurezza, impresa edile, elettricista e proprietà... Mio figlio può andare a portare la posta tranquillamente nelle valli della bergamasca, Tere può prendere il treno per recarsi fuori provincia per recarsi in ufficio. Sono sconcertato, ma se dovessi andare a mangiare la sera, perchè arrivo tardi dal lavoro e non ho tempo di preparare, mi trovo i ristoranti chiusi. Per carità, tutte le indicazioni sarebbero anche giuste, ma sembra che il famigerato virus dalle 6 del mattino alle 18 di sera, si prenda una doverosa pausa di riposo... Poi leggo che le strutture sanitarie private (quelle dell'eccelenza lombarda), continuano a rifiutarsi di prendere in carico i malati del Virus e siccome le strutture pubbliche sono chiuse per i nuovi ricoveri ospedalieri di routine, visto che loro continuano a lavorare come se niente fosse, si rifiutino inoltre di fare gli interventi a costo di tichet e con i rimborsi da parte della struttura pubblica e chiedono fior fiore di soldi per questi. Speriamo solamente che questa situazione non venga usata a scopo sperimentale per mettere a punto un esperimento di controllo sociale avanzato (ma come scritto sopra, queste sono solo mie paranoie, da uno che crede ed è geloso della sua libertà). La militarizzazione dei territori e delle menti, sempre utile per un futuro davvero prossimo!
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08/03/2020 17:59
Le strutture private si rifiutano? Quindi se non si rifiutassero i posti ci sarebbero, quindi doppia bufala: emergenza relativa è stato che non conta un cacchio perché il potente non si tocca. Cioè ci rendiamo conto?
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08/03/2020 18:05
sergino ha scritto:
Mi trovo d'accordo sull'ultima affermazione di Fenice. Dalla zona rossa posso definire il tutto una buffonata, non ci sono restrizioni concrete per gli spostamenti di lavoro, tutto è lasciato al caso, si aspettano le interpretazioni delle varie prefetture per domani, ma nulla pare arrivare. Sono permessi gli spostamenti per i rientri a casa!!! da quello che ho capito sia verso, ma anche fuori dalle zone interessate. Non vengono fatti tamponi a chi li richiede del tipo, ho un convivente ricoverato, o un collega di lavoro, se non hai sintomi non ti fanno nulla... Se domani mi dovessero fermare mentre mi reco in cantiere (essendo datore di lavoro di me stesso), posso rivendicare l'urgenza dell'intervento avendo un incontro con architetto, responsabile sicurezza, impresa edile, elettricista e proprietà... Mio figlio può andare a portare la posta tranquillamente nelle valli della bergamasca, Tere può prendere il treno per recarsi fuori provincia per recarsi in ufficio. Sono sconcertato, ma se dovessi andare a mangiare la sera, perchè arrivo tardi dal lavoro e non ho tempo di preparare, mi trovo i ristoranti chiusi. Per carità, tutte le indicazioni sarebbero anche giuste, ma sembra che il famigerato virus dalle 6 del mattino alle 18 di sera, si prenda una doverosa pausa di riposo... Poi leggo che le strutture sanitarie private (quelle dell'eccelenza lombarda), continuano a rifiutarsi di prendere in carico i malati del Virus e siccome le strutture pubbliche sono chiuse per i nuovi ricoveri ospedalieri di routine, visto che loro continuano a lavorare come se niente fosse, si rifiutino inoltre di fare gli interventi a costo di tichet e con i rimborsi da parte della struttura pubblica e chiedono fior fiore di soldi per questi. Speriamo solamente che questa situazione non venga usata a scopo sperimentale per mettere a punto un esperimento di controllo sociale avanzato (ma come scritto sopra, queste sono solo mie paranoie, da uno che crede ed è geloso della sua libertà). La militarizzazione dei territori e delle menti, sempre utile per un futuro davvero prossimo!
Se avessero fatto come in Cina, allora si sarebbe potuto parlare di militarizzazione. Purtroppo i tamponi che servono per monitorare la presenza del virus, fammela passare così, sono contati e sono costosi, per quello si fanno solo nelle persone che presentano i sintomi o in quelli che sono strettamente a contatto con le persone contagiate. Sicuramente non siamo preparati per questo evento, né a livello sociale, né a livello sanitario. Ho l’impressione che si sta cercando di fare il possibile senza limitare eccessivamente sia alle libertà personali che le ripercussioni sul tessuto delle piccole imprese. Mi sembra quasi stupido dirlo, ma più aumentano i casi, più aumentano le restrizioni. Quindi la convenienza di tutti cittadini è quella di sottostare il più possibile ad auto isolamento. L’esempio di Prato, dove la comunità cinese si è posta in auto isolamento è emblematico. Non c’è nemmeno un caso di coronavirus.
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08/03/2020 18:07
Sergino......direi che non siete messi così male.... Pensavo peggio [:I][:I][;)]
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08/03/2020 19:12
Pubblichiamo l’intervento sui social di Daniele Macchini, medico alle Cliniche Humanitas Gavazzeni. Una testimonianza importante sulla reale portata del coronavirus e sui medici in trincea per far fronte all’emergenza. « In una delle costanti mail che ricevo dalla mia direzione sanitaria a cadenza più che quotidiana ormai in questi giorni, c’era anche un paragrafo intitolato «fare social responsabilmente», con alcune raccomandazioni che possono solo essere sostenute. Dopo aver pensato a lungo se e cosa scrivere di ciò che ci sta accadendo, ho ritenuto che il silenzio non fosse affatto da responsabili. Cercherò quindi di trasmettere alle persone «non addette ai lavori» e più lontane alla nostra realtà, cosa stiamo vivendo a Bergamo in questi giorni di pandemia da Covid-19. Capisco la necessità di non creare panico, ma quando il messaggio della pericolosità di ciò che sta accadendo non arriva alle persone, e sento ancora chi se ne frega delle raccomandazioni e gente che si raggruppa lamentandosi di non poter andare in palestra o poter fare tornei di calcetto, rabbrividisco. Capisco anche il danno economico e sono anch’io preoccupato di quello. Dopo l’epidemia il dramma sarà ripartire. Però, a parte il fatto che stiamo letteralmente devastando anche dal punto di vista economico il nostro Sistema sanitario nazionale, mi permetto di mettere più in alto l’importanza del danno sanitario che si rischia in tutto il paese e trovo a dir poco «agghiacciante» ad esempio che non si sia ancora istituita una zona rossa già richiesta dalla Regione, per i comuni di Alzano Lombardo e Nembro (tengo a precisare che trattasi di pura opinione personale). Io stesso guardavo con un po’ di stupore le riorganizzazioni dell’intero ospedale nella settimana precedente, quando il nostro nemico attuale era ancora nell’ombra: i reparti piano piano letteralmente «svuotati», le attività elettive interrotte, le terapie intensive liberate per creare quanti più posti letto possibili. I container in arrivo davanti al pronto soccorso per creare percorsi diversificati ed evitare eventuali contagi. Tutta questa rapida trasformazione portava nei corridoi dell’ospedale un’atmosfera di silenzio e vuoto surreale che ancora non comprendevamo, in attesa di una guerra che doveva ancora iniziare e che molti (tra cui me) non erano così certi sarebbe mai arrivata con tale ferocia (apro una parentesi: tutto ciò in silenzio e senza pubblicizzazioni, mentre diverse testate giornalistiche avevano il coraggio di dire che la sanità privata non stava facendo niente). Ricordo ancora la mia guardia di notte di una settimana fa passata inutilmente senza chiudere occhio, in attesa di una chiamata dalla microbiologia del Sacco. Aspettavo l’esito di un tampone sul primo paziente sospetto del nostro ospedale, pensando a quali conseguenze ci sarebbero state per noi e per la clinica. Se ci ripenso mi sembra quasi ridicola e ingiustificata la mia agitazione per un solo possibile caso, ora che ho visto quello che sta accadendo. Bene, la situazione ora è a dir poco drammatica. Non mi vengono altre parole in mente. La guerra è letteralmente esplosa e le battaglie sono ininterrotte giorno e notte. Uno dopo l’altro i poveri malcapitati si presentano in pronto soccorso. Hanno tutt’altro che le complicazioni di un’influenza. Piantiamola di dire che è una brutta influenza. In questi due anni ho imparato che i bergamaschi non vengono in pronto soccorso per niente. Si sono comportati bene anche stavolta. Hanno seguito tutte le indicazioni date: una settimana o dieci giorni a casa con la febbre senza uscire e rischiare di contagiare, ma ora non ce la fanno più. Non respirano abbastanza, hanno bisogno di ossigeno. Le terapie farmacologiche per questo virus sono poche. Il decorso dipende prevalentemente dal nostro organismo. Noi possiamo solo supportarlo quando non ce la fa più. Si spera prevalentemente che il nostro organismo debelli il virus da solo, diciamola tutta. Le terapie antivirali sono sperimentali su questo virus e impariamo giorno dopo giorno il suo comportamento. Stare al domicilio sino a che peggiorano i sintomi non cambia la prognosi della malattia. Ora però è arrivato quel bisogno di posti letto in tutta la sua drammaticità. Uno dopo l’altro i reparti che erano stati svuotati, si riempiono a un ritmo impressionante. I tabelloni con i nomi dei malati, di colori diversi a seconda dell’unità operativa di appartenenza, ora sono tutti rossi e al posto dell’intervento chirurgico c’è la diagnosi, che è sempre la stessa maledetta: polmonite interstiziale bilaterale. Ora, spiegatemi quale virus influenzale causa un dramma così rapido. Perché quella è la differenza (ora scendo un po’ nel tecnico): nell’influenza classica, a parte contagiare molta meno popolazione nell’arco di più mesi, i casi si possono complicare meno frequentemente, solo quando il virus distruggendo le barriere protettive delle nostre vie respiratorie permette ai batteri normalmente residenti nelle alte vie di invadere bronchi e polmoni provocando casi più gravi. Il Covid 19 causa una banale influenza in molte persone giovani, ma in tanti anziani (e non solo) una vera e propria Sars perché arriva direttamente negli alveoli dei polmoni e li infetta rendendoli incapaci di svolgere la loro funzione. L’insufficienza respiratoria che ne deriva è spesso grave e dopo pochi giorni di ricovero il semplice ossigeno che si può somministrare in un reparto può non bastare. Scusate, ma a me come medico non tranquillizza affatto che i più gravi siano prevalentemente anziani con altre patologie. La popolazione anziana è la più rappresentata nel nostro paese e si fa fatica a trovare qualcuno che, sopra i 65 anni, non prenda almeno la pastiglia per la pressione o per il diabete. Vi assicuro poi che quando vedete gente giovane che finisce in terapia intensiva intubata, pronata o peggio in Ecmo (una macchina per i casi peggiori, che estrae il sangue, lo ri-ossigena e lo restituisce al corpo, in attesa che l’organismo, si spera, guarisca i propri polmoni), tutta questa tranquillità per la vostra giovane età vi passa. E mentre ci sono sui social ancora persone che si vantano di non aver paura ignorando le indicazioni, protestando perché le loro normali abitudini di vita sono messe «temporaneamente» in crisi, il disastro epidemiologico si va compiendo. E non esistono più chirurghi, urologi, ortopedici, siamo unicamente medici che diventano improvvisamente parte di un unico team per fronteggiare questo tsunami che ci ha travolto. I casi si moltiplicano, arriviamo a ritmi di 15-20 ricoveri al giorno tutti per lo stesso motivo. I risultati dei tamponi ora arrivano uno dopo l’altro: positivo, positivo, positivo. Improvvisamente il pronto soccorso è al collasso. Le disposizioni di emergenza vengono emanate: serve aiuto in pronto soccorso. Una rapida riunione per imparare come funziona il software di gestione del pronto soccorso e pochi minuti dopo sono già di sotto, accanto ai guerrieri che stanno al fronte della guerra. La schermata del pc con i motivi degli accessi è sempre la stessa: febbre e difficoltà respiratoria, febbre e tosse, insufficienza respiratoria ecc… Gli esami, la radiologia sempre con la stessa sentenza: polmonite interstiziale bilaterale. Tutti da ricoverare. Qualcuno già da intubare va in terapia intensiva. Per altri invece è tardi. La terapia intensiva diventa satura, e dove finisce la terapia intensiva se ne creano altre. Ogni ventilatore diventa come oro: quelli delle sale operatorie che hanno ormai sospeso la loro attività non urgente diventano posti da terapia intensiva che prima non esistevano. Ho trovato incredibile, o almeno posso parlare per l’Humanitas Gavazzeni (dove lavoro) come si sia riusciti a mettere in atto in così poco tempo un dispiego e una riorganizzazione di risorse così finemente architettata per prepararsi a un disastro di tale entità. E ogni riorganizzazione di letti, reparti, personale, turni di lavoro e mansioni viene costantemente rivista giorno dopo giorno per cercare di dare tutto e anche di più. Quei reparti che prima sembravano fantasmi ora sono saturi, pronti a cercare di dare il meglio per i malati, ma esausti. Il personale è sfinito. Ho visto la stanchezza su volti che non sapevano cosa fosse nonostante i carichi di lavoro già massacranti che avevano. Ho visto le persone fermarsi ancora oltre gli orari a cui erano soliti fermarsi già, per straordinari che erano ormai abituali. Ho visto una solidarietà di tutti noi, che non abbiamo mai mancato di andare dai colleghi internisti per chiedere «cosa posso fare adesso per te?» oppure «lascia stare quel ricovero che ci penso io». Medici che spostano letti e trasferiscono pazienti, che somministrano terapie al posto degli infermieri. Infermieri con le lacrime agli occhi perché non riusciamo a salvare tutti e i parametri vitali di più malati contemporaneamente rilevano un destino già segnato. Non esistono più turni, orari. La vita sociale per noi è sospesa. Io sono separato da alcuni mesi, e vi assicuro che ho sempre fatto il possibile per vedere costantemente mio figlio anche nelle giornate di smonto notte, senza dormire e rimandando il sonno a quando sono senza di lui, ma è da quasi 2 settimane che volontariamente non vedo né mio figlio né miei familiari per la paura di contagiarli e di contagiare a sua volta una nonna anziana o parenti con altri problemi di salute. Mi accontento di qualche foto di mio figlio che riguardo tra le lacrime e qualche videochiamata. Perciò abbiate pazienza anche voi che non potete andare a teatro, nei musei o in palestra. Cercate di aver pietà per quella miriade di persone anziane che potreste sterminare. Non è colpa vostra, lo so, ma di chi vi mette in testa che si sta esagerando e anche questa testimonianza può sembrare proprio un’esagerazione per chi è lontano dall’epidemia, ma per favore, ascoltateci, cercate di uscire di casa solo per le cose indispensabili. Non andate in massa a fare scorte nei supermercati: è la cosa peggiore perché così vi concentrate ed è più alto il rischio di contatti con contagiati che non sanno di esserlo. Ci potete andare come fate di solito. Magari se avete una normale mascherina (anche quelle che si usano per fare certi lavori manuali) mettetevela. Non cercate le ffp2 o le ffp3. Quelle dovrebbero servire a noi e iniziamo a far fatica a reperirle. Ormai abbiamo dovuto ottimizzare il loro utilizzo anche noi solo in certe circostanze, come ha recentemente suggerito l’OMS in considerazione del loro depauperamento pressoché ubiquitario. Eh sì, grazie allo scarseggiare di certi dispositivi io e tanti altri colleghi siamo sicuramente esposti nonostante tutti i mezzi di protezione che abbiamo. Alcuni di noi si sono già contagiati nonostante i protocolli. Alcuni colleghi contagiati hanno a loro volta familiari contagiati e alcuni dei loro familiari lottano già tra la vita e la morte. Siamo dove le vostre paure vi potrebbero far stare lontani. Cercate di fare in modo di stare lontani. Dite ai vostri familiari anziani o con altre malattie di stare in casa. Portategliela voi la spesa per favore. Noi non abbiamo alternativa. È il nostro lavoro. Anzi quello che faccio in questi giorni non è proprio il lavoro a cui sono abituato, ma lo faccio lo stesso e mi piacerà ugualmente finché risponderà agli stessi principi: cercare di far stare meglio e guarire alcuni malati, o anche solo alleviare le sofferenze e il dolore a chi non purtroppo non può guarire. Non spendo invece molte parole riguardo alle persone che ci definiscono eroi in questi giorni e che fino a ieri erano pronti a insultarci e denunciarci. Tanto ritorneranno a insultare e a denunciare appena tutto sarà finito. La gente dimentica tutto in fretta. E non siamo nemmeno eroi in questi giorni. E’ il nostro mestiere. Rischiavamo già prima tutti i giorni qualcosa di brutto: quando infiliamo le mani in una pancia piena di sangue di qualcuno che nemmeno sappiamo se ha l’HIV o l’epatite C; quando lo facciamo anche se lo sappiamo che ha l’HIV o l’epatite C; quando ci pungiamo con quello con l’HIV e ci prendiamo per un mese i farmaci che ci fanno vomitare dalla mattina alla sera. Quando apriamo con la solita angoscia gli esiti degli esami ai vari controlli dopo una puntura accidentale sperando di non esserci contagiati. Ci guadagniamo semplicemente da vivere con qualcosa che ci regala emozioni. Non importa se belle o brutte, basta portarle a casa. Alla fine cerchiamo solo di renderci utili per tutti. Ora cercate di farlo anche voi però: noi con le nostre azioni influenziamo la vita e la morte di qualche decina di persone. Voi con le vostre, molte di più. Per favore condividete e fate condividere il messaggio. Si deve spargere la voce per evitare che in tutta Italia succeda ciò che sta accadendo qui».
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08/03/2020 21:38
Ho letto l’intervento, ho visto anche l’originale. Ci sono scritte tre o quattro cose che vorrei sapere lo scopo di cotanti dati e violazioni di legge, ma non voglio far polemica, anche se la prima idea è stata di un appello fake di uno che l’ospedale non sa come sia fatto. A prescindere sollecita le stesse cose che andiamo dicendo. L’emergenza non è la malattia in se, ma la troppa presenza di persone mantenute “in vita” con farmaci che per fortuna abbiamo, quindi troppe persone che potrebbero ammalarsi tutte insieme, via per mancanza di azioni preventive, via per mancanza di spirito di società, (non di social). Quando dicevo che vedere chiudere le scuole e procurare la diffusione potenziale ovunque del virus, così come vedere gli assembramenti ovunque, fregandosene della raccomandazione di isolarsi per un po’ di giorni, così come preannunciare la chiusura di una regione e vedere i treni colmi di un nuovo esodo… Viene da pensare ad una cosa strana. Cina ha fatto la clausura, e ha ottenuto una diffusione massiva, che sta rallentando un po’ solo adesso. Noi abbiamo chiuso dapprima aereoporti, poi comuni, poi scuole e intere regioni, e siamo i secondi nel mondo per numero di casi. Il resto d’Europa ha lasciato tutto come era, quasi non ha dato notizie, e solo adesso sta avendo i primi casi, belli numerosi per carità, ma… Ci sarà tanto da riflettere quando tutto sarà passato
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