Analizzando il tutto a posteriori certo, ma ad esempio non è che non l’avessi detto a suo tempo, cioè non lo sto dicendo ora come aver scoperto l’acqua calda, te avevi due scenari antitetici.
Un sito del ministero della sanità, dove venivano scritte tutte le norme sane, per proteggersi nei limiti del possibile, quelle che fan parte del bagaglio culturale dei sanitari, che leggevano solo chi cercava di informarsi davvero, alla marea di servizi televisivi allarmistici che puntavano alla sicurezza diffondendo:
Numeri a cavolo
Caccia ai runner come fossero gli untori
Divieti commerciali ben strani e prolungati
Conduttori televisivi che si trasformavano in sanitari diffondendo castronerie
Licenziare e diffondere mascherine di stoffa e nel frattempo dire della caccia alle streghe contro quelle vendute commercialmente senza bollini marchi e cagate simili
La gente che identificava è tuttora identifica i negozi, le poste, le banche, come centri di raccolta virus, facendoci la fila Distanti centinaia di metri, per poi attendere fuori senza maschere e parlare tranquillamente tra di loro
Giovani che se ne fregano delle norme più elementari.
Gli anziani, cioè le persone più a reale rischio, praticamente completamente ignoranti su cosa stava capitando.
Una bagarre che alla fine è servita: per alcuni ad essere totalmente in paranoia senza capire come continuare a vivere nella possibile normalità, per altri a essere ben gonfi di tanti allarmi e fregarsene totalmente di ogni cosa.
Forse sarebbe successo lo stesso anche informati correttamente? Chissà, forse.
Certo che i grandi medici che si guerreggiavano in tv non han dato una mano. I continui pareri discordi, in quel momento, non erano certo utili a nessuno.
Ma dimostrano anche come sia difficile far affrontare un’emergenza senza creare casino e problemi inutili.
Ad oggi le diverse considerazioni, escludendo quelle che danno la colpa Ai marziani, aiutano a capire meglio come poter procedere stando protetti ma senza sclerare e continuare a mandare in rovina il mondo.
Considerando che nonostante la fine della clausura, il meneftego delle regole, la ripresa della vita normale, la minor protezione effettiva che si riscontra, il picco di ritorno sembra non arrivare, che sia vera o meno la statistica dei 70 giorni, che sia vera o meno l’azione del caldo che mitiga la carica virale degli ammalati, che l’azione dell’immunità di gregge sta avverandosi, di fatto finisce con quanto dicevo sopra: per assurdo, e ripeto per assurdo, basterebbe proteggere bene chi già sta male, e porre un’attenzione tranquilla (che non significa fare baldoria senza scrupolo) nelle azioni di tutti i giorni, evitando le ammucchiate, ma anche senza il terrore di passare per le strade, di stare al mare, di risocializzare in modo congruo, di tenere ancora uffici chiusi. Certo bisogna organizzarsi una vita diversa, programmare le proprie azioni prenotando ciò di cui abbiamo bisogno, in modo da evitare le file enormi a cui eravamo abituati, ma non realizzabili finché continuiamo a tenere chiuso anziché aumentare le possibilità di accesso, e pensare seriamente ad esempio al prossimo anno scolastico, dove già non c’era posto per tutti seppur spesso ammucchiati, ad oggi pensare a distanziare sarà un bel problema.
E vista la situazione di non ritorno, che speriamo sia vera e continuativa, quando davvero c’è bisogno di distanziare ancora all’estremo?
Sono riflessioni Che faccio, non nuove regole che dico.