Non capisco sinceramente la necessità di tornare sugli stessi argomenti già trattati mesi fa, ma se serve:
L’ho scritto già mesi fa, dalla maschera passa un autotreno, non si può ritenere una barriera assoluta. La maschera, soprattutto la chirurgica, se vera e non i milioni di imitazioni del cacchio che girano, non proteggono chi le porta, ma frenano, assorbono e diminuiscono le dropless emesse mentre si parla, starnutisce e tossisce. Quindi di base si diminuisce il contagio durante i momenti in cui siamo in situazioni di maggior assembramenti, che significa dove sta più gente e per piu tempo, tipo negozi e simili.
Le virologiche hanno assorbimenti più forti sia in entrata che in uscita, le virologiche con valvola proteggono solo chi le porta, non gli altri. È famoso un video delle iene dove hanno ripreso una con queste maschere, e si vede uno sputacchio attraversare la maschera mentre parla. Se poi ci aggiungiamo che si tengono le maschere ad oltranza, senza buttarle o disinfettarle, quindi aumentiamo la possibilità di assumere non solo i patogeni frenati, ma anche mille altre porcherie aeree…
La disinfezione delle mani idem, una passata di gel non è buona nemmeno per trombare, figuriamoci a disinfettare. Se però si strofinano a sufficenza le mani, i carrelli, di sicuro si diminuisce l’incidenza.
Il distanziamento: porsi a distanza dagli altri e rimanere a contatto il meno possibile serve ad evitare accumulo di virus, ma le possibilità di stare troppo a contatto ormai è all’ordine del giorno.
Questi elementi basici sono il minimo sindacale per potersi muovere in mezzo agli altri con “relativa” sicurezza. Ma non sono certo ne panacea ne soluzione del male.
Frenare la contaminazione. Soprattutto quella che crea grandi numeri di malati. È l’unico elemento salvifico ad oggi, sia per motivi sanitari che economici.
Finché durano i grossi numeri, gli ospedali rimangono intasati, ed è inutile cercare nuovo personale o nuovi reparti. Non ci sono ne si creano in un giorno, ne in qualche mese. E ci sono migliaia di malati che rimangono senza accesso alle cure (non parliamo dei morti giornalieri che quello è un dato già lapalissiano)
Quanti interventi ortopedici, chirurgici, oncologici, oculistici, vengono rimandati fino al possibile per evitare contaminazioni crociate? Quante diagnostiche sono intasate e si vedono appuntamenti anche a due anni? E quanto è il rischio correlato nel caso che questi, se riescono ad accedere e a fare l’intervento, abbiamo poi bisogno della stessa rianimazione? Per quanto abbiamo diviso gli ospedali tra covid e covid free, nessuno garantisce che anche nei free non ci sia chi cova il virus e non faccia danni. Da me c’è un ospizio che è stato protettissimo per mesi, in due giorni 48 contaminati…
Economia: più il virus permane, più cercheranno di isolarlo lasciando chiusi esercizi commerciali, quanto ancora possiamo permettercelo?
E sta arrivando la variante più contagiosa, quella inglese, che non ha paura degli under 20 che finora son stati quasi immuni.
Qui il discorso non è maschera o non maschera, gel o non gel, chiudere o non chiudere.
Se non si riesce a dare una mazzata tremenda al numero dei contagi, non ce ne liberiamo a breve, e continueranno all’infinito tutti i problemi conseguenti.
Si combatte invece per stare senza protezioni in giro, vogliamo tutto aperto, e sarebbe anche giusto se fossimo rispettosi delle distanze, e dimostriamo nel contempo come tantissimi, se ne fregano di tutto e di tutti, e le curve son sempre al rialzo.
La terza ondata (post regali di Natale) è già partita. Me l’aspettavo più verso fine gennaio, con la ripartenza post Natale, ma sembra che ci siamo già.
E non riusciamo nemmeno a vaccinare chi vuol farlo.
Bene, ottimo, proseguiamo così.