Appunto, ma l'articolo non parla di nudismo e naturismo, parla di quello che sta succedendo, di un prete che fa casino e di alcuni cittadini che si stanno attivando contro ... e qui non è ben chiaro contro chi. Non è colpa del giornalista se su quella spiaggia oltre ai nudisti ci sono anche gli altri e non è colpa sua se un prete e alcuni cittadini muovono una campagna di disinformazione e lotta contro tutti (ma non è ben chiaro se è proprio tutti) coloro che frequentano la spiaggia, il giornalista si limita correttamente a riportare i fatti nel loro insieme e non poteva assolutamente fare diversamente, avrebbe mancato ai suoi doveri di giornalista.
Non è colpa dei giornali se i depravati sfruttano il nudismo e le spiagge nudiste per i loro comodi, confdondendosi fra le nostre fila e rendendo difficile perfino a noi distinguerli. Sta quindi a noi distinguerci, sta a noi fare in modo che i depravati se ne vadano, si allontanino dai nostri posti, siano messi in evidenza, derisi e mandati in esilio. Sta a noi far si che i giornali (e la gente) non abbiano modo di mettere assieme le due cose. Non possiamo sempre aspettare, dobbiamo agire. Si certo difficile dire come, nessuno può avere la medicina certa, ma qualcosa bisogna fare, ovviamente senza ricorrere alla violenza, che non farebbe altrro che metterci dalla parte del torto e danneggiare la nostra immagine.
Ragazzi queste sono cose serie e delicate, se l'articolo fosse stato sul nudismo avreste pienamente ragione, ma non è così e se leggete bene il nudismo ne esce bene e ci vuole proprio una bella malizia per vedere il contrario, anche un tessile non può che notare che il giornalista non solo distingue il nudismo dal resto ma addirittura lo elogia e che cavolo cosa si può pensare da frasi come (cito a memoria": gruppi di famiglie che tranquillamente giocano a fare i castelli di sabbia.
Insomma, volete cercare il pelo nell'uovo e non vedete la trave (beh, la vedete anche ma vi fate distrarre dal pelo), sbagliando alla grande: la comunicazione si basa su regole ben precise e qui solo voi volete vederci il messaggio che ci vedete, voi e, forse, quel prete. Guardate chje la gente sa leggere e sa distinguere tra cosa e cosa, sa vedere quando si parla male e quando si parla bene, non importa che le cose siano associate, anzi, le associazioni possono proprio fare bene perchè mettono in risalto le differenze (ed è il caso di questo articolo). E poi non dobbiamo mai parlare ponendo le nostre singole, quindi limitate, esperienze come certezze assolute, io, ad esempio, ma di certo non sono l'unico, ho esperienze nettamente opposte, esperienze che mi dimostrano che la gente comune, quella con cui ho parlato e sono in contatto, non vede i nudisti come una massa di maniaci e sa ben distinguere tra nudisti e altri. Non sono qui, nella gente comune i nostri nemici, come nemmeno sono gli articoli che parlano d'altro (anche se ci mettono un riferimento al nudismo), i nostri nemici sono, innnazitutto, dentro noi stessi, poi sono la poca conoscenza del nostro mondo, conseguenza del suo autoisolazionismo (altro pericolo notevole) da sempre attuato e che si vorrebbe incrementare, le paure che ci attanagliano, l'assenza di una legge che renda lecito il nudismo (che ricordo non essere reato ma solo un illecito), le Ordinanze Comunali che si moltiplicano e ... i preti, quantomeno certi preti.
Non dobbiamo andare a contestare articoli sui fatti di cronaca, al massimo si può osservare l'eventuale indoramento delle cose (ma poi è da vedersi se fatto dal giornalista, dal redattore capo o da chi ha parlato al giornalista, il quale giornalista di certo, nel caso in questione, mica è andato sulla spiaggia a vedere), dobbiamo far scrivere di noi, ma non dobbiamo aspettare che siano i giornali a decidere di farlo, dobbiamo passare noi stessi gli articoli. I giornali, soprattutto i quotidiani, spesso hanno buchi da riempiore e sono sempre alla ricerca di qualcosa da metterci, lo so bene dato che conosco il mondo del giornalismo per esserci stato a contatto quando ero ragazzo e mio padre collaborava coi i giornali e quando da direttore di corsi e della scuola di alpinismo avevo bisogno dei giornali per pubblicizzare le attività. L'ideale sarebbe avere dei contatti, delle conoscenze nel mondo del giornalismo, ma anche senza si puà fare, poi arriveranno anche le conoscenze, l'importante è darsi da fare e iniziare, non serve nemmeno che siano le Associazioni a scrivere, possono farlo anche i privati cittadini, fruendo dello spazio lettere al Direttore o scrivendo veri e propri articoli da spedire alle riviste (io l'avevo fatto, a titolo personale, per l'Alpinismo e mi sono stati pubblicati alcuni articoli perfino su una rivista svizzera).